Politica

Dalle cacche e dai paracarri, nasce la lirica di Nessi. Che (velenosamente) legge Leopardi in aula

Momento altissimo – partendo dal bassissimo, non senza una vena sottotraccia di lirica e acutissima polemica – ieri sera in consiglio comunale. A regalare un vero coup de théâtre è stato il consigliere comunale di Svolta Civica, Vittorio Nessi, che – previa nemmeno troppo velata critica al livello della discussione in corso sui circa 100 emendamenti al Regolamento di polizia urbana – si è cimentato nientemeno che con Giacomo Leopardi.

“In queste ultime tre sedute di consiglio comunale – ha detto Nessi – ci siamo dedicati a deiezioni canine, battiture dei tappeti, velocipedi abbandonati, panni stesi e paracarri. Dunque abbiamo guardato verso la terra e verso il basso. Questa sera io vorrei che per un attimo alzassimo lo sguardo verso l’infinito. Sono passati 200 anni dalla pubblicazione della poesia “L’Infinito” di Giacomo Leopardi. E vorrei leggerla”.

“Qualcuno potrà dire che c’entra? i poeti vedono le cose prima e meglio degli altri – ha proseguito Nessi  -Io penso che chi fa politica abbia bisogno in qualche momento di queste antiche e immortali parole”.

E’ seguita, con tono solenne e composto, la declamazione dell’opera. Che, liricamente, alleghiamo, prima di tornare agli emendamenti su deiezioni e paracarri.

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo, ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s’annega il pensier mio:
e il naufragar m’è dolce in questo mare.

  1. Roberta

    ..”e come il vento odo stormir fra queste piante”… Mi viene in mente il bellissimo salice piangente sul viale Geno, i cui rami stormivano con l ‘ aria fresca che proveniva dall ‘ alto lago, e che adesso svetta tristemente stecchito, stridendo con la bellezza di ciò che lo circonda. Nessuno può provvedere in qualche modo?

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