Politica

Il plotone leghista, Erba che pare il premier, le zarine. Como, in una foto i nuovi potenti

Ci sono foto che non fermano soltanto l’attimo. Fissano il tempo e consegnano ai posteri un intero assetto di potere, un’era politica – lunga o corta che sia – in attesa della prossima. E’ accaduto anche oggi, nella più istituzionale delle occasioni, la celebrazione della Festa della Repubblica in piazza Cavour, a Como.

Un clic e i nuovi potenti della provincia sono già una foto ricordo da consegnare alla storia. E dunque, vediamoli i nuovi padroni del lago, ognuno – nella stessa foto sempre cliccabile – segnalato da apposito “freccione” rosso sul capo (un segno dal cielo, si potrebbe dire).

All’estrema sinistra (roba che Silvio Berlusconi impazzirebbe), subito dopo il questore Giuseppe De Angelis e il procuratore capo Nicola Piacente, ecco Alessandro Fermi. Abito grigio chiaro, occhiale nero da agente segreto, il neopresidente del consiglio regionale è oggi il simbolo stesso di Forza Italia sul Lario. Capace, in un partito – qualcuno ha dubbi? – in caduta libera a livello nazionale, di tenere in vita la creatura del Cavaliere ben oltre le reali possibilità del partito stesso.

Saltati una sedia vuota e un paio di fotografi accosciati e venendo verso il centro, ecco Mario Landriscina. Per il quale, rispetto a Fermi, vale il discorso inverso: primo, vero, poderoso ariete del centrodestra nell’ex “temporary feudo” del centrosinistra, il Comune di Como, Landriscina un anno fa è stato l’avviso al mondo comasco che qualcosa stava cambiando dopo gli anni del Renzi al 40% e delle triadi Lucini-Gerosa-Spallino. Un anno dopo la forma (politica) è forse meno smagliante. Ma, comunque, le chiavi del palazzo più importante della città sono ancora saldamente in mano sua.

Accanto al sindaco di Como, uno dei veri volti-simbolo della nuova fase: la deputata leghista neo-rieletta in Parlamento, Erica Rivolta, anche vicesindaco di Erba. Sostanzialmente sparita dallo ribalta sovraprovinciale negli ultimi anni, Rivolta stamane si è simbolicamente seduta nel cuore della piazza repubblicana e tricolore. “Sono tornata”, pareva dire. E con lei una Lega mai così presente a una festa nazionale che pure non è mai stata troppo amata in zona Padania (qualcuno ricorda le “delicatezze” riservate alla bandiera nazionale o al caro Mameli dalla Lega-ancora-Nord di un tempo?).

Alla sinistra di Rivolta, ecco invece l’eco di un’epoca più lontana nella memoria che non sul calendario: Chiara Braga, deputata bis del Pd, area Franceschini, sola e tutto sommato coraggiosa nella marea destrorsa tutta intorno. Anzi, anche dietro di lei.

Il caschetto biondissimo alle sue spalle, con occhiale da sole glamour ben calato sul viso, è infatti della zarina maxima, la sindaca-ombra e assessore al Personale Elena Negretti della (non in formissima) lista civica “Insieme per Landriscina”. Lei nega (lo ha fatto qui) ma la realtà è evidente: oggi, Negretti è largamente una delle donne più influenti e potenti nella macchina-Comune.

E poteva dunque mancare l’altra potentissima zarina? No, e infatti – a una sedia di distanza da Braga – ecco il vicesindaco e deputato Alessandra Locatelli. Non una leghista a Como, ma “LA” Lega a Como. Con un piede – taccatissimo, dal 4 marzo scorso – anche sotto il Cupolone, che male non fa.

Alla sua sinistra, ancora e sempre Lega. Quella non nuova in assoluto, ma mai così potente: il deputato – vicinissimo a Matteo Salvini e ras anch’egli dell’Erbese – Eugenio Zoffili. Giacca blu, cravattino, pantalone blu navy, scarpa tra il nero e il blu: il verde padano è archiviato (braccialettino sul polso sinistro a parte) ma l’azzurro-Salvini era quanto mai in tinta con il momento storico. Mezzo post scriptum: premio della critica a un assente ma che nel “Vangelo secondo Matteo” c’è eccome: Nicola Molteni (e Targa Meloni per un altro illustrissimo: il deputato Alessio Butti).

Saltiamo un paio di poltrone sempre verso destra – aggirando, nei limiti, pure la stazza dell’immarcescibile simbolo dell’Eternità in politica: Fiorenzo Bongiasca – e arriviamo alla forzista Anna Veronelli, presidente del consiglio comunale (potere antico, rivitalizzato pur nella morsa dei nuovi Zar).

E infine – soltanto inframezzato dalla seconda trincea Pd in un “mondo nemico”: il consigliere regionale Angelo Orsenigo – ecco l’inno al governo romano.

Alla destra di Orsenigo, l’opulenza politica del sindaco di Canzo, segretario provinciale della Lega e sottosegretario in Regione, Fabrizio Turba; alla destra (assente il deputato Giovanni Currò, alle celebrazioni romane), il consigliere regionale dei Cinque Stelle, Raffaele Erba, a dare un segno tangibile (in abito taglio “Di Maio” ed eccezionale somiglianza al premier Conte) che il tempo del governo pentastellato è qui – come a Milano, come a Roma – e ora. Con tanti saluti ai “Vaffa”.

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