Politica

“La dignità, l’etica, la Como dei padri”. Maesani e l’orazione civile per gli ultimi

Ieri sera in consiglio comunale a Como è iniziata la discussione sulla mozione che chiede l’apertura di un nuovo dormitorio permanente in città appoggiata da Pd, Svolta Civica, Cinque Stelle, Civitas e (in solitaria, rispetto al resto della maggioranza) da Forza Italia. Un tema e un documento che hanno spaccato la politica e in parte anche il dibattito extra-palazzo.

A presentare la mozione (che sarà votata in una prossima seduta) e le sue ragioni, la prima sostenitrice ovvero la consigliera del Gruppo Misto (ed ex capogruppo di FdI), Patrizia Maesani. La quale, più che in una “semplice” illustrazione ha condotto in aula una vera e propria orazione civile che riportiamo in larghissima parte di seguito.

Io credo fermamente nella meritocrazia, ma credo non sia un merito nascere in una buona famiglia, nascere sani o in situazioni particolarmente agiate.

Io appartengo a una città che non ha mai lasciato indietro nessuno, in maniera molto laica e pur avendo il supporto delle autorità ecclesiastiche. Ricordo l’apertura del primo dormitorio comunale da un uomo retto come il vescovo Maggiolini, uno dei primi a richiedere e approvare una scelta del genere. E io da laica e agnostica non posso che ringraziare le istituzioni ecclestiastiche così come quelle civili e il terzo settore che conta su 500 cittadini e questo dovrebbe far riflettere su qual è il capitale umano del terzo settore.

Non si tratta di fare pietismo o campi profughi come qualcuno dice facendo finta di non sapere o non sapendo, cose entrambe gravi: nei dormitori si entra con regole, non è il caos. Vi si tenta di reinserire e riabituare alle regole della convinvenza civile le persone che per infinite ragioni si sono chiamate fuori dalle regole del consorzio civile. E nei dormitori transitano uomini e donne che altrimenti sarebbero esposti a situazioni poco piacevoli.

Ph: Pozzoni

A Como nel 2004 è stata violentata una ragazza senza fissa dimora in via Tommaso Grossi in uno stabile abbandonato; sono morti fissa dimora in Ticosa, ho visto personalmente assieme ad altri volontari abortire una ragazza alla stazione San Giovanni. E questa è una foto di Como.

Ma io vi voglio ricordare la foto dei nostri padri e nonni che hanno costruito il Villaggio Lario, che hanno ricreato la pace sociale dopo la guerra civile e hanno ricostruito la città in un clima di solidarietà. Invito tutti voi a rileggere gli scritti dei nostri nonni, nonni non di sangue ma chi ha fondato questa istituzione. Vi invito a rileggere la storia dell’onorevole Martinelli quando descrive la battaglia di tutti i parlamentari per il benessere civile e l’inclusione sociale.

Qui non si tratta di fare bieco assistenzialismo, lungi da me, ma di restituire una dignità alla città. E la dignità ha una connotazione etica, prima che estetica, cari signori miei. E se vogliamo anche concedere all’estetica, in questo momento in cui siamo aperti al mondo, con 30 milioni di avanzo di bilancio, non sappiamo risolvere il problema di 80 persone per strada? Non cogliamo l’opportunità di resinserire queste persone nella nostra società civile? Queste persone non saranno un peso ma l’esempio di una città con la schiena diritta, di una città che lavora.

Qui abbiamo una mozione che ha una trasversalità pazzesca, perché? Perché siamo chiamati ad esprimere un voto etico, un voto di coscienza e non di appartenenza.

E mi permetto di dire ai miei ex compagni di partito ai quali voglio bene e dove ancora ho il mio cuore e le mie radici che io ho creduto e continuo a credere che ci sia una destra ragionante, quella destra rappresentata da un Paolo Mascetti che apre un dormitorio e da un Alessio Butti che si prende gli insulti ma si batte per l’apertura di via Regina.

Io credo ancora che esista una destra sociale, una destra dei fatti e non degli slogan, dei porti chiusi quando continua a sbarcare chiunque. Credo in una destra che ha tentato di risolvere i problemi a Como, che con i kosovari non ha fatto finta di niente ma ha dato loro un’accoglienza degna imponendo regole di convivenza civile.

Perché io non voglio trasformare Como in una foresta ma riportare un minimo di civiltà e pragmatismo a Como. Abbiamo immobili vuoti a iosa, è un peccato mortale lasciarli vuoti. Addirittura abbiamo il convitto di Santa Teresa che non è nemmeno nel piano delle alienazioni: diamolo in mano al volontariato, magari per la seconda accoglienza, ma diamolo a quel volontariato virtuoso che non ha sprecato una lira. Volontariato: non quello definito da qualcuno mangiapane a tradimento.

Ho visto gente smontare dall’ospedale e venire al dormitorio a fare i turni. Perché questa è Como e questi sono i comaschi.

Como non merita San Francesco, Como non merita il Crocifisso, Como non merita le fabbriche abbandonate dove ahimè nelle periferie dormono queste persone. Non lo meritano queste persone né gli abitanti di Como e di queste periferie.

Ph: Pozzoni

E allora ragioniamo, smettiamola con gli slogan, torniamo alla cocienza, siamo pragrmatici. E tentiamo di convicere questa giunta che non è questione di buonismo, è una questione etica, pragmatica e di dignità. E la dignità, lo ribadisco, prima di essere un fatto estetico è un fatto etico.

Grazie.

  1. Roberta

    Grazie consigliere Maesani. Restiamo umani, da qualsiasi parte politica.

  2. Gioele

    Le mie idee politiche sono antitetiche a quelle dell’Avvocato Maesani. Probabilmente non sarò mai schierato dalla sua parte ma sempre lealmente contro. Tuttavia, tra tutte le figure politiche che gravitano in città, è quella che stimo di più. Non tanto perché è in prima linea con i volontari quanto perché è l’unica che ha capito quelle che ritengo siano le caratteristiche fondamentali della nostra città: Como è una città che premia sempre chi si è messo in gioco e ha successo ma, al contempo, non ha mai abbandonato chi per qualsiasi ragione si trova indietro. E’ una città che nonostante sia all’apparenza fredda, è in realtà sobria. Nonostante per dirsi comaschi bisogna esserci nati e cresciuti, la città sa essere inclusiva e sono molti i non comaschi che ci hanno fatto fortuna. Nonostante sia gelosa della ricchezza guadagnata con fatica, è una città molto generosa.
    Grazie al Consigliere Maesani. Non si stanca mai di ricordarci che Como non è solo una città con “megafono e distintivo” ma molto molto di più.

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