Politica

La notte della Ticosa: sul voto il peso dei 30 milioni di risarcimento chiesti da Multi

Una premessa è d’obbligo: le cifre sotto elencate – tratte dai discorsi ufficiali pronunciati in consiglio comunale giovedì scorso sia dall’assessore all’Urbanistica Marco Butti sia dall’avvocato Maria Antonietta Marciano – si riferiscono alle richieste di risarcimento economico avanzate da Multi nei confronti del Comune davanti al Consiglio di Stato.

Ma, ovviamente, sono anche state radicalmente contestate dal Comune di Como sotto vari aspetti. In particolare, ha spiegato proprio Marciano in aula, in totale sintonia con quanto messo nero su bianco anche dallo studio Monti e Viviani che segue l’amministrazione nella vicenda Ticosa, rispetto alle richieste di Multi sono state opposte la “infondatezza e l’indeterminatezza”.

Questo per dire che si tratta di numeri reali ma la cui effettiva traduzione in richieste materiali di pagamento a Palazzo Cernezzi, anche qualora – caso del tutto estremo – questa sera il consiglio comunale non approvasse l’accordo stragiudiziale con i privati e lo scioglimento del contenzioso fosse affidato ai giudici con successiva sconfitta del Comune, non si potrebbe in ogni caso dare per certa.

Resta il fatto, però, che, almeno sulla carta, la partita economica – che potrebbe evaporare questa notte, con il sì del consiglio alla transazione Comune-Multi per chiudere al di fuori del Consiglio di Stato la partita – è un altro macigno che pesa sulla discussione e su ogni altra scelta.

E allora, vediamoli i numeri che aleggeranno sulle teste di sindaco, assessori, consiglieri e naturalmente cittadini durante la discussione di oggi.

Multi, infatti, ha chiesto nell’ordine due tipi di risarcimento: un per il danno emergente e l’altro per il lucro cessato (i mancati guadagni, in volgare).

Per quanto riguarda il danno emergente, Multi ha chiesto il rimborso di: spese per progettazione per 2 milioni 155mila euro, indagini ambientali preliminari e bonifica pari a 1,4 milioni, 177mila euro per attività di demolizione immobili, 75mila euro per attività di vigilanza dell’area, oltre a una responsabilità civile che ha comportato una spesa di 142mila euro per contratti di assicurazione.

A questi Multi aggiunge ancora 53mila per spese varie e i 450mila euro pagati al Comune come caparra. L’ammontare del danno emergente arriva dunque a 4,5 milioni.

Relativamente al lucro cessante, Multi sostiene che i danni ammontano a: 5 milioni per la vendita e la locazione di spazi commerciali e abitativi che si sarebbero realizzati, 7 milioni per la gestione della costruzione a tutti gli altri aspetti dell’operazione, 10% complessivo dell’intera “operazione Ticosa”, pari a circa 14 milioni di euro.

Il totale di queste ultime richieste dei privati, dunque, ammonta (sempre in teoria e tenendo conto le obiezioni dei legali dell’amministrazione) a 26 milioni e 470mila euro. Sommate alle prime, si arriva attorno ai 30 milioni globali.

Anche con questo spettro, dunque, in caso di mancata approvazione della transazione e – scenario più nero possibile – di sconfitta al Consiglio di Stato, dovranno fare i conti i consiglieri comunali in questa lunga notte.

Il consiglio comunale

Dal canto suo, invece, il Comune ha chiesto di condannare Multi a pagare una penale 180mila euro, di liquidare un ulteriore danno per mancato guadagno e le spese per l’esecuzione del contratto, le spese sostenute per ulteriori demolizioni, la bonifica (in totale costata finora 4,7 milioni) e il danno d’immagine.

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