Politica

Locatelli: “Io razzista? Falso. Ma dico no al Ramadan a Muggiò. E chiuderò la moschea”

“Certo che mi commuovo davanti alle situazioni di alcuni minori stranieri o di donne in fuga da guerre e catastrofi che bussano in Comune. Ma non cambio idea sui problemi di fondo”. Alessandra Locatelli, vicesindaco di Como e neoparlamentare della Lega, affronta i temi legati all’immigrazione in città senza arretrare di un millimetro sulle posizioni anche più oltranziste. Nello stesso tempo, rifugge nella maniera più categoria l’epiteto di “razzista”, che pure spesso viene associato tout court al suo movimento e – direttamente o meno – anche a lei stessa.

Giunta Landriscina

“No, non sono razzista – afferma con nettezza – Non lo sono e non mi sento tale. E non ho pregiudizi basati sul colore della pelle, per nulla. Io cerco solo di portare avanti le mie idee e quelle della Lega, nel rispetto dell’identità della nostra gente e del nostro territorio. Anche perché, diciamocelo, l’enorme quantità di risorse che lo Stato e molti enti locali impiegano per mantenere in Italia persone che non avrebbero alcun diritto reale a rimanere qui, va a diretto danno degli ultimi, degli italiani e dei comaschi in difficoltà, di chi è più debole eppure si vede accantonato a favore di altri. Da qui nasce la tensione sociale in Italia e nella nostra città, non dalla Lega”.

Ad Alessandra Locatelli fa capo una delega delicatissima, quella dei Servizi Sociali. “E non si può immaginare quante persone veramente vicine alla disperazione arrivano – sottolinea il vicesindaco – Ma non possiamo aiutare tutti, il Comune non ce la fa. E allora, se devo stabilire un ordine, per me i comaschi vengono prima. Chi non dovrebbe stare qui, cioè il 75% dei profughi e soprattutto finti profughi che girano in città, viene dopo. Mentre non ho timore a dire che la minoranza di stranieri che davvero scappa da guerre, carestie, catastrofi umanitarie non solo ha diritto ad essere aiutato. Avrebbe diritto ad essere aiutato ancora di più e meglio di quanto accade ora. Ma le risorse vanno anche a chi è qui senza diritto. E questo non lo accetto”.

Proprio in queste ore a Como è tornato di estrema attualità il tema dei rapporti con l’Islam: da un lato perché la giunta, domani, sarà chiamata a concedere o meno la zona di piazza d’Armi, a Muggiò, per il Ramadan; dall’altro perché – come abbiamo mostrato con questo articolo – è ormai sparito ogni residuo dubbio sul fatto che i locali di via Domenico Pino, a Camerlata, ospitino una moschea islamica con tanto di preghiere, predicatori e Imam.

“Per quanto riguarda la concessione di piazza d’Armi – dice Locatelli – sono inviperita per la concessione agli islamici. Durante la prima discussione in giunta ho opposto alcune obiezioni e chiesto approfondimenti sulla domanda presentata dai musulmani e sono riuscita a posticipare il via libera. Ma domani (mercoledì 3 maggio ndr) credo che, salvo clamorosi problemi, la zona sarà concessa a termini di legge. Io? Non la concederei mai e in giunta come Lega diremo un no tassativo. Siamo contrari a dare luoghi pubblici di aggregazione a esponenti di una religione che è tutt’altro che di pace e che anzi contesta la nostra cultura sotto ogni aspetto, senza accettarne molte regole di trasparenza. La zona di Muggiò sarà dunque concessa perché siamo “costretti”, ma se fosse per me non accadrebbe mai”.

Discorso pressoché identico per i locali (privati) di via Domenico Pino. “La Lega da anni denuncia che quello non è un circolo culturale islamico ma una moschea a tutti gli effetti – dice il vicesindaco – Ora esistono anche le prove filmate. Una situazione inaccettabile, per di più rispetto a un luogo che negli anni ha visto Imam e altre figure espulse dallo Stato perché vicine al radicalismo e contingue con il terrorismo. Farò di tutto perché quel posto chiuda, ma già so che i tempi saranno lunghi, la burocrazia, le leggi cervellotiche, le interpretazione delle norme richiederanno mesi, forse anni di tempo. Ma le cose si possono cambiare, le cose si devono cambiare”.

Diceva così, la Lega, anche del Centro governativo per i migranti in via Regina. E invece la struttura è ancora aperta. “Anche per questa vicenda- ribatte Locatelli – dico che quel posto deve chiudere perché il modello di immigrazione che favorisce, cioè accogliere tutti a prescindere, non va assolutamente bene. Va cambiato, ospitare chiunque arrivi non è possibile: in una zona di confine si innesca una spirale potenzialmente senza fine. Ma ancora una volta burocrazia, interpretazioni, tribunali e lungaggini assorbono un tempo infinito. Eppure non molliamo, nemmeno su via Regina”.

In ultimo, un accenno a un tema-simbolo delle battaglie leghiste: il no al burqa, il vero e proprio “mantello” nero che lascia parzialmente scoperti soltanto gli occhi delle donne nei Paesi islamici integralisti, ma che talvolta si vede anche in Italia.

“Nel nostro Paese il burqa è fuorilegge, non c’è molto altro da dire – afferma Locatelli – Se lo vuoi mettere, lo metti a casa e non per strada. A Como non lo voglio nemmeno vedere”.

  1. Comino

    Coniamo il nuovo aggettivo “religionista”, visto che non è razzista?

  2. AndreaB

    “Il 75% di profughi e sopratutto i finti profughi non dovrebbe stare qui”.. il vice sindacco mi sembra in stato confusionale riordini prima le idee… E poi si ricordi che fino revisione la nostra costituzione difende il diritto di culto di ogni religione, non solo a quelle che vanno a genio alla Lega..

  3. Larix

    Non concedere ai fedeli musulmani la Piazza d’Armi (o un altro luogo idoneo) fomenta frizioni e scontri fra le due Comunità. Più giusto e sensato concedere uno spazio dimostrando che, nel rispetto delle regole, ogni religione può avere un proprio spazio, come la Costituzione promuove. Del resto è anche più facile controllare luoghi di culto e aggregazione autorizzati e noti, piuttosto che abusivi, nascosti e dispersi nel territorio.

    Quanto al Centro di via Regina, Locatelli, che postava video e lanciava proclami alla sua apertura, ora ha smesso di manifestare lì davanti e non lo chiude, come prometteva, per un motivo molto semplice: ha capito che non può farlo, non ne ha le competenze né il potere. E’ la Legge che lo dice. E’ facile raccogliere consensi con gli slogan quando non hai responsabilità. Quando poi hai gli incarichi e ti devi misurare con la realtà, le cose cambiano. E’ la vita vera.

  4. hakluyt

    Quanta saggezza nelle tue parole, Larix.
    Tanta quanta ne manca nella parole della vicesindaca…

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