Politica

Pasticcio Scibelli, nuove pesanti accuse. Mantovani: “Il Comune sapeva della pensione”

Il Comune di Como sapeva del pensionamento di Filippo Scibelli, almeno due giorni prima che il nuovo dirigente ricevesse formalmente l’incarico, cioè in tempo perché l’amministrazione attivasse tutte le verifiche del caso e evitasse di assumerlo  e rimuoverlo in una manciata di giorni.

La denuncia, supportata a un’ampia analisi documentale, è di Ada Mantovani, consigliere comunale della lista Rapinese Sindaco. In questi giorni Mantovani ha ottenuto e studiato tutti gli atti relativi al caso del Capo di Gabinetto, nominato il 9 febbraio scorso e poi revocato – non senza un certo imbarazzo dell’amministrazione – il 22 febbraio, 13 giorni dopo.

Qui tutte le tappe della vicenda Scibelli

Come abbiamo raccontato in quei giorni il cosiddetto “stato di quiescenza”, ovvero il pensionamento dell’ex carabiniere, a norma di legge impediva con chiarezza che il Comune procedesse con un’assunzione stipendiata (esiste una sola deroga, di massimo un anno, a patto che la persona non sia remunerata).
“Quando Scibelli ha presentato domanda per partecipare alla selezione del Capo di Gabinetto – spiega Mantovani – il Comune effettivamente non sapeva della pensione. Anche perché in quel periodo (fine 2017) non era ancora effettivamente pensionato. Però, prima del perfezionamento della procedura di nomina, l’amministrazione non poteva non sapere“.

Alessandro Rapinese e Ada Mantovani

Una rivelazione forte, pesante che si schianta su una vicenda ancora non del tutto chiarita e che potrebbe creare ben più di qualche malumore in maggioranza e fra gli uffici. Perché al di là di eventuali errori tecnici o procedurali pone un problema politico all’amministrazione.
Così Mantovani, per spiegare le conclusioni cui è giunta, ha ricostruito – documenti e calendario alla mano – ogni passo compiuto in quei giorni.

Caso Scibelli: analisi del sistema normativo

Lo scorso 5 febbraio, alla fine della procedura di selezione, Marina Ceresa (Direttore del Settore Affari generali, Ndr) ha comunicato a Scibelli la decisione del sindaco Landriscina: era stato scelto per l’incarico di dirigente dell’Area Amministrativa da destinare al Settore Relazioni istituzionali, Comunicazione e Risorse Umane”.
“Nella stessa comunicazione, spiega ancora Mantovani, veniva evidenziato che Scibelli sarebbe stato assunto il 9 febbraio”. Per questa ragione il futuro dirigente è stato invitato “come previsto dall’Anac (l’Autorità Nazionale Anticorruzione) a effettuare tutte le dichiarazioni necessarie: cioè a compilare i documenti relativi a condanne penali, cariche/incarichi, stato di quiescenza. Tutto per accertare eventuali cause che impedissero l’assunzione”.
E’ proprio in occasione della compilazione di quei documenti (intitolati Modello di dichiarazione condanne, cariche, incarichi, stato di quiescenza) “che Scibelli – spiega Mantovani – dichiara, il 6 febbraio, di essere un lavoratore dipendente collocato in quiescenza e di percepire la pensione di anzianità”.

Dichiarazione il 6 febbraio, assunzione il 9. Ecco, al netto della trasmissione delle carte, come si conclude che ci siano stati due giorni di tempo pieni per prendere coscienza del problema e affrontarlo.

“Dunque – prosegue il consigliere di minoranza – il fatto che Scibelli fosse in pensione era una circostanza non solo ufficiosamente, ma anche ufficialmente nota agli uffici prima dell’emanazione del decreto con cui il sindaco l’8 febbraio ha attribuito l’incarico con effetto dal giorno successivo, cioè il 9”.

Ricostruita la vicenda, carte alla mano, Ada Mantovani chiede di capire come mai le verifiche non siano state effettuate per tempo.
Letta la relazione di Marina Ceresa, nella quale viene spiegata in modo circostanziata la necessità di annullamento in aututela dell’assunzione di Scibelli, mi chiedo perché, di fronte a un quadro legislativo chiarissimo, le analisi siano state effettuate solo ex post e non prima evitando così di arrivare a un’assunzione poi revocata”.
“Mi spiace – è la conclusione amara – constatare che solo adottando maggiore prudenza si sarebbe potuto evitare anche in questo caso, come in altri, di porre l’Amministrazione in situazioni spiacevoli e imbarazzanti, aprendo oltretutto il fronte a possibili contenziosi“.

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