Politica

Pd, l’addio di Giovanni Marchisio: “Un partito-recinto, che distrugge i suoi uomini migliori”

E’ stato – e il verbo al passato è ormai più che giustificato – uno dei volti simbolo dell’epoca renziana, ovviamente targata Pd. Sindaco di Mariano Comense – terzo centro della provincia – con alcuni altri – dal collega Alberto Gaffuri a tutta la nouvelle vague Lariopolda – ha fisicamente impersonato un tempo politico. Breve (indicativamente compreso, all’apice, tra il 2011 e il 2016), con picchi di successo assoluti (il 2014 con i dem sopra il 40%) ma altrettanto vorticosamente spazzato via dal declino del primo Matteo e del Giglio Magico.
Ora, il traumatico distacco: Giovanni Marchisio chiude un’epoca e un’appartenenza, quella al Pd.

“Inevitabile – esordisce secco – Questo partito, così com’è oggi, non mi rappresenta più. Ci ho creduto, non rinnego nulla. C’è stato periodo in cui Matteo Renzi ci ha fatto vedere una dimensione nuova del fare politica, un modo nuovo di partecipazione e condivisione. Ora tutto quello non c’è più, il Pd è diventato qualcosa d’altro in cui io non riesco e non posso riconoscermi”.

C’è amarezza, nelle parole di Marchisio. Ma anche la solidità di una convinzione che evidentemente non è maturata oggi.

“Il partito ormai è chiuso nel proprio recinto, nella propria torre – afferma – Anziché allargare i propri confini, anziché aprirsi all’esterno, essere propositivo e inclusivo, il Pd si è progressivamente messo sempre più sulla difensiva, ha chiuso ogni possibilità di dialogo con altre forze, a partire dai Cinque Stelle per fare un esempio, si è rintanato. Un senso di superiorità verso gli altri insopportabile, figlio della mentalità assurda di chi pensa di avere sempre la verità in tasca. Troppo, per me”.

Non bada troppo alle distinzioni tra livello locale e nazionale, Giovanni Marchisio. Ma la seconda è stata probabilmente ancora più incisiva della prima.

“Le faccio un esempio – dice il sindaco – Alla penultima assemblea nazionale del Pd ero a Roma in rappresentanza della cosiddetta corrente renziana. Mi sono alzato alle 6 del mattino e sono andato nella Capitale sperando di discutere di politica, di prospettive. Il risultato? Renzi non ha parlato, l’assemblea è partita con 3 ore di ritardo, il congresso venne rinviato a data da destinarsi. Mi sono chiesto: ma davvero sono qui solo per alzare la mano? Solo per essere utile nelle campagne elettorali? All’assemblea nazionale successiva non sono andato e ho dato le dimissioni dal ruolo”.

Un’onda lunga che è giunta a oggi, con il mancato rinnovo della tessera annuale del partito.
“Vero. Ma d’altronde, come potevo rinnovare l’appartenenza a un partito che a un buon ministro come Minniti, che ha fatto un ottimo lavoro per noi sindaci sui temi dei richiedenti asilo e della sicurezza, ha riservato attacchi feroci, critiche di ogni tipo e accuse di fuoco? Anziché sostenere e valorizzare il suo lavoro, il partito l’ha rifiutato, demolito. Una cosa inaccettabile”.

Ora, restano un annetto di amministrazione da sindaco di Mariano. “Continuero per portare a termine il programma e lavorare per i cittadini, resto al mio posto anche senza tessera”, chiude Marchisio.

  1. sinigagl

    Non me ne voglia Marchisio ma la sua posizione risulta comica in questo momento: andarsene dal PD perché “è troppo poco di destra” fa riderissimo. 😀

  2. Roberto

    Devo ammettere che l’aver appreso da Marchisio, l’intenzione di chiudere la sua appartenenza al PD ed in particolare alla corrente renziana, mi ha lasciato dapprima perplesso ma poi, cercando di capire, sono riuscito ad intravedere un suo possibile allargamento di pensiero, troppo austero sulle posizioni di cui Renzi è capostipite.
    Sappiamo bene come Renzi sia stato si artefice della crescita del partito, ma nel contempo anche “arma” di distruzione, riuscendo in breve a demolire la solidità acquisita dopo le europee di 4 anni fa.
    Personalmente, non ho potuto apprezzare Renzi, durante il suo mandato di governo, grazie alle troppe promesse mal riposte, accompagnate da evidenti menzogne, fin giungere al 4 marzo per constatare quanto la sua opera di disfacimento abbia potuto raggiungere l’apice.
    Diversa visione mi ha accompagnato verso un orientamento politico più vicino alla gente e con il pensiero sempre rivolto al cittadino, frustrato e sfruttato per soli fini elettorali ma mal ripagato nelle sue necessità e nei suoi diritti invece calpestati.
    Tornando a Marchisio, voglio solo esprimere l’apprezzamento di questo suo passo, volendo pensare che sia stato ben meditato e foriero di migliori intenzioni che lo possano indirizzare verso più ambite scelte, ove l’approccio rivolto al popolo sia forte e reale.

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