Politica

Piazza De Gasperi: “Turisti confusi e sfrattati dai tavolini alle 23”. Denuncia di Giuliani

“Ecco, nella foto, una delle tante coppie di stranieri, sfrattata dai tavolini alle 23. Dopo molte spiegazioni, i due desistono e si spostano sulle panchine. Questa immagine è la sintesi della città turistica!“, ci racconta Carmine Giuliani.

E’ un gioco delle parti, ovviamente. In cui nessuno ha (completamente) torto e nessuno ha (assolutamente) ragione.

Lo diciamo seriamente: senza cerchiobottismi. Perché il punto di sintesi non è commerciale, residenziale o (sia mai) giornalistico.

E’ politico quel punto, dovrebbe essere solo politico (vivaddio, Como ha un’amministrazione eletta), prima che il prossimo 13 giugno intervenga un giudice (e la ‘verità’ di una sentenza non sempre può, codice alla mano, interpretare il sentito, il portato politico e sociale. O turistico o personale).

PER APPROFONDIRE:
COPRIFUOCO IN PIAZZA DE GASPERI: LA CRONISTORIA

Così nell’immenso dibattito sulla movida, sul turismo, e sul sassolino (piazza De Gasperi) che ha scatenato la più classica delle frane, si inserisce un nuovo punto di vista.

La ben nota contesa tra residente e esercente, dunque, prosegue a un passo dalla funicolare.

PER APPROFONDIRE:
Coprifuoco in piazza De Gasperi. Lettera del residente: “Io solo e linciato. La mia verità”

Procede questa sera (scavallando 31 maggio e 1 giugno) con le foto che ci ha inviato Carmine Giuliani, titolare del bar Giuliani e portavoce delle quattro strutture principali della piazza: la pizzeria Ox, il cui responsabile è Vincenzo Fiordimonte, il Bar Giuliani (appunto), il Borgo Sant’Agostino, diretto dallo stesso Carmine e dal fratello Valentin 0ltre a Yoko Sushi di Gordon Monti, di cui Giuliani è socio.

La storia è ormai ben nota. Una cronaca dove le tre parti in causa (esercenti, residente e Comune) non sono riuscite a trovare alcun tipo di sintesi che permettesse la convivenza tra attività commerciali – bar, ristoranti – e le esigenze di un residente che chiede, a un certo punto della sera, silenzio e quiete.

Dopo anni di tensioni è stato se non ovvio, quantomeno automatico (vista l’impossibile mediazione del Comune) il passaggio davanti a un giudice.

Giudice che lo scorso 16 maggio, con una buona dose di buon senso, per risolvere il caso ha concesso tre settimane per trovare una conciliazione.

Negli ultimi quindici giorni l’assessore al Commercio, Marco Butti, ha incontrato entrambe le parti. Prima una, poi l’altra, il prossimo passaggio sarà una seduta – auspicabilmente per il Palazzo, conciliare – fra tutti.

Questa, l’estrema sintesi dei fatti, il resto lo trovate qui.

Intanto, pochi minuti fa è stato Carmine Giuliani a contrattaccare, foto e messaggio inviati alla redazione: “Una delle tante coppie di stranieri, sfrattata dai tavolini alle 23. Dopo molte spiegazioni, i due desistono e si spostano sulle panchine. Questa foto è la sintesi della città turistica!“. L’immagine:

Abbiamo ancora la concessione vecchia di questo inverno – spiega Carmine Giuliani – cioè: chiusura alle 23 in settimana e alle 24 venerdì e sabato. Era scaduta oggi (31 maggio) ma l’hanno rinnovata fino al 13 giugno, quando andremo dal giudice per l’accordo”.

“Tutti i giorni – prosegue l’esercente – i vigili vengono a contare le persone con il ditino e a fare le foto. Perché lui (il residente, Ndr) pretende così. Situazione surreale. Purtroppo lui (sempre il residente, Ndr) ha la ragione con i dati (fonometrici, Ndr)”.

Quindi la risposta alla lettera pubblica inviata dal residente il 15 maggio, questa: Coprifuoco in piazza De Gasperi. Lettera del residente: “Io solo e linciato. La mia verità”

La lettera di vittimismo – è l’accusa personalissima di Giuliani –  che ti ha mandato non va davvero bene, perché (ancora il residente, Ndr) si può accontentare benissimo della mezzanotte, pretendere la chiusura alle 22 è prepotenza”.

Infine, qualche documento. Giuliani ci invia regolamenti, ordinanze e delibere sulla movida, tantissimi in effetti, emessi da altre altre città. Tra quelli inviati (Rapallo, Piacenza, Giaveno, Aqui Terme, etc), tutti sostanzialmente identici, riportiamo quello di Cesenatico.

Ché poi ogni contesto urbano, sociale e/o turistico sia diverso dall’altro, è valutazione che dovrebbe essere presa in considerazione. Sempre.

  1. Sergio Gaddi

    E pensare che di fronte a tanta povertà di spirito c’è ancora qualcuno (compreso il residente) che ha il coraggio di parlare di “movida” nella defunta e oscura Como. E’ come cercare l’allegria al cimitero.

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