Politica

Rapinese apre le urne: “Una fiera degli orrori. Dai Mario, dimettiti. Andiamo a votare”

Nei giorni scorsi erano stati Pd e Svolta civica ad andare all’attacco sulla sulla crisi politica del centrodestra. Ieri sera l’affondo più duro, in consiglio comunale, è arrivato da Alessandro Rapinese, che – di fatto – ha lanciato ufficialmente il guanto di sfida al sindaco Mario Landriscina per andare al voto e misurarsi in tempi brevissimi.

“Questa sera, per risparmiare un’altra umiliazione ai cittadini oltre che il denaro dei comaschi – ha esordito Rapinese – sarebbe stato meglio che tutte le minoranze non fossero nemmeno entrate in aula per evitare di buttare via i gettoni di presenza. Noi all’appello non siamo entrati, ma parte dei colleghi di minoranza non ha capito”.

La seduta – che ha visto Antonio Tufano e Franco Pettignano (ancora in carica) lasciare Forza Italia, mentre Amelia Locatelli si era dimessa già nel pomeriggio – è comunque poi saltata per assenza di numero legale verso le 22.30 principalmente per le assenze dei consiglieri berlusconiani (che pure prima della seduta erano riuniti a Palazzo Cernezzi, come da foto sotto) e del deputato leghista Claudio Borghi, contestualmente all’uscita dalla sala delle opposizioni.

I gettoni di presenza, però, nel momento in cui le minoranze hanno abbandonato la sala andavano già contati come assicurati.

Poi Rapinese ha puntato diritto al sindaco Landriscina, ricordando come qualche mese fa – quando disse di non avere intenzione di ricandidarsi – il primo cittadino sottolineò anche l’esigenza di dare spazio ai giovani. Come noto e ribadito pure ieri sera, Landriscina ha invece riconsiderato la prospettiva e si è detto pronto anche a un’eventuale candidatura bis.

“Sindaco, visto che lei disse di avere paura di ricandidarsi perché nel 2022 avrebbe avuto 68 anni – ha incalzato Rapinese – ora ha l’opportunità di farlo a 65. Perché per dignità e decoro, se io fossi il primo cittadino e mi trovassi in una tale fiera degli orrori, senza riuscire a garantire il numero legale ben 2 volte perché la maggioranza non vuole discutere una delibera che l’avrebbe spaccata (quella sull’istituzione della Commissione speciale sulla sicurezza, ndr), di fronte al consiglio trasformato nella fiera degli Oh Bej! Oh Bej (il mercatino natalizio milanese, ndr), io me ne andrei immediatamente”.

“Se fossi sindaco – ha proseguito Rapinese – a me nessuno potrebbe imporre o suggerire cambi di deleghe e assessori. Se poi sentissi il nome di Rinaldin, le mie dimissioni sarebbero già protocollate perché politicamente con certe persone non vorrei avere nulla a che fare. E allora sindaco, si dimetta e si ricandidi il prima possibile: sarà più giovane di quello che temeva. Dai Mario, su”.

La risposta – non senza qualche momento di tensione – è arrivata poco dopo da parte di Landriscina che ha ribattuto di “non aver bisogno di consigli”, ha ribadito che se la maggioranza non troverà una quadra in breve “io sarò il primo a chiudere” l’esperienza e poi ha ribadito l’intenzione di ricandidarsi. Qui sotto, l’intervento integrale del primo cittadino.

  1. Andrea

    Rapinese ha perfettamente ragione: se non sono in grado di andare avanti, si dimettano, evitando questi giochini. Non si è neppure capito quale sia il motivo concreto che ha provocato questa crisi.
    L’unico mio dubbio è se con le dimissioni entro dicembre si riesce ad andare a votare con le europee ma immagino di sì.

  2. l’armando

    Sig. Rapinese, la Sia politica arrembante, di continuo scherno nei confronti di tutti e tutto, di opporsi ad ogni idea, di infrapporsi con atti teatrali nei dibattiti non Le permetterà mai di sedere sullo scranno del comando.
    Consiglio ( mestamente e personalmente ) di fare quello che sa fare cioè: il bravo consigliere sempre preparato, dotato di buona dialettica, cercando di offrire spunti anche urticanti ma che possano essere considerati.

  3. Gioele

    L’aspetto più divertente è che qualche tempo fa il Sindaco si era ritagliato il ruolo di “mediatore“ tra posizioni diverse. Aveva pure detto che preferiva risolvere i problemi con incontri tra poche persone per evitare fastidiose discussioni in Consiglio. Non è proprio il ruolo che ci si aspetta da un Sindaco eletto direttamente dai cittadini e che, per questo, gode di ampio mandato. Per di più, se questo è il ruolo che si è attribuito, non mi sembra che l’abbia assolto nel migliore dei modi.
    Sui grandi temi che sono stati affrontati recentemente (Chiusura Centro Rifugiati, Ciclabile e parcheggi Mercato, Piazza Roma, Commissione Sicurezza) la maggioranza non si è presentata con un’idea comune. Nel migliore dei casi, Piazza Roma, si è disconosciuto quanto promesso in campagna elettorale e non si è fatto nulla. Negli altri casi, la maggioranza ha espresso posizioni a volte diametricalmente opposte tra loro. Ricordiamoci la presa di posizione di FdI e FI sulla chiusura del Centro Rifugiati, la bocciatura della Commissione Sicurezza che FdI voleva assolutamente e che la Lega ha cassato senza discutere; il dibattito tutto interno tra chi parteggiava per i parcheggi che Confesercenti voleva mantenere e chi patrocinava la ciclabile….con la situazione paradossale che ad ogni intervista cambiava il numero dei parcheggi eliminati ecc. ecc. ecc.
    In campagna elettorale, l’attuale Sindaco imputava al candidato dell’opposizione (PD e Svolta Civica) un piglio eccessivamente manageriale. Forse sono proprio le capacità manageriali che mancano all’Amministrazione attuale.
    In particolare, la capacità di fare sistema!
    Credo che sia opportuno chiudere questa esperienza e pensare che forse più managerialità e meno slogan avrebbero riportato la città al ruolo che le compete.

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