Politica

“La nostra sanità torni con Como”. In campo Grandi (Alta Valle Intelvi) e Mazza (Carlazzo)

La mobilitazione c’è. E “rischia” di farsi travolgente. Non ci sono altre possibili interpretazioni: il Centrolago (da San Siro a scendere), la zona del Porlezzese, la Valle Intelvi vogliono – fortissimamente vogliono – tornare con la sanità di Como, dicendo addio a Sondrio e all’accorpamento sancito dalla riforma varata dalla giunta Maroni a fine 2015.

Oggi altre due voci si uniscono a quello che pare davvero un coro unanime e trasversale: il sindaco di Alta Valle Intelvi, Marcello Grandi, e il vicesindaco di Carlazzo, Antonella Mazza.

“Io posso dirlo con orgoglio: non ho mai sottoscritto quella proposta, ho visto da subito i danni e i disagi che avrebbe creato da noi – afferma Grandi – Non ho mai capito come altri sindaci di queste zone abbiano potuto avallare una simile assurdità, forse sono stati indotti da altri”. Il sindaco di Alta Valle Intelvi – comune sorto dalla fusione di Lanzo d’Intelvi, Ramponio Verna e Pellio – è un fiume in piena. “Da subito ho fatto una lunga battaglia contro i mulini a vento – ribadisce – La nostra gente ha dovuto subire disagi di ogni tipo da quanto la sanità è stata accorpata a Sondrio e alla Valtellina: viaggi di 2-3 ore, lamentele di ogni tipo e non soltanto dai cittadini ma anche da medici e farmacisti. E’ stata creata una situazione molto pesante, da cui bisogna tassativamente tornare indietro. Ora ci stiamo mobilitando, stiamo preparando un documento. Di sicuro, così non si può andare avanti”.

Sulla stessa linea – che poi è quella già tracciata da Alberto Bobba per Menaggio e Claudia Lingeri per Tremezzina – anche il vicesindaco di Carlazzo, Antonella Mazza. “Sottoscrivo in pieno quanto già detto dagli altri amministratori – afferma – si figuri che io, quando nel 2016 vennero già raccolte 4mila firme di protesta, contribuii a raccoglierne circa 600. Era già evidente quanti problemi ci avrebbe creato l’accorpamento con Sondrio”.

“Noi siamo da sempre legati a Como – sottolinea ancora il vicesindaco di Carlazzo – E’ assurdo pensare che, per curarsi, dalla Val Cavargna si debba raggiungere la Valtellina; non ha alcun senso. Tra l’altro, qualche tempo fa il presidente della Regione, Attilio Fontana, che conosco personalmente e che è legato al nostro paese, venne qui per una serata e gli esponemmo i nostri problemi. Lui disse che quando una cosa non funziona, si può sempre cambiare. Lo conosco, conosco anche Alessandro Fermi che si è speso, ho fiducia: confido che sarà così, anche perché il malumore è fortissimo. Ora sentirò anche gli altri amministratori, ci organizzeremo per agire nel modo migliore e tornare finalmente ad avere Como come riferimento della sanità”.

Stasera, intanto, è previsto il supervertice tra gran parte dei firmatari del documento già sottoscritto nel 2016 contro l’accorpamento. Qualcosa si muove, insomma.

Per interventi, repliche, testimonianze: redazionecomozero@gmail.com

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  1. franca

    Nel gennaio 2016 portammo 4000 firme (con tanto di numero di carta d’identità) di cittadini contrari alla riforma del nostro centro lago in in Regione, le consegnammo nelle mani di Maroni. Lo so perché io facevo parte unitamente al dottor Bobba,del drappello di cui faceva parte anche il Dottor Spata, il presidente dell’ordine dei farmacisti Dottor De Filippis, più altri rappresentanti di categorie mediche. Delle nostre firme raccolte in due settimane non sapemmo più nulla……andarono avanti infischiandosene bellamente.

  2. fausto tagliabue

    Tutta la sanità del Lago, anche quella dell’Alto Lago, va riportata su base provinciale.
    La Valtellina e la Val Chiavenna hanno tali particolarità che è bene che non si mischino con altri territori.
    Va ricostruita una identità territoriale omogenea per la fruizione di tutti i servizi ai cittadini: la base deve essere quella provinciale, al massimo accorpando Como e Lecco.

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