Punti di vista

Amelia, Simona, Patrizia, Ada: guerriere dell’ideale, dolcemente complicate, non vinte

Quattro leonesse diverse, per molti tratti opposte. Eppure accomunate da una radice più profonda di tutto ciò che appare, ciò che è visibile; che distingue e differenzia.

Risibile sarebbe oggi scadere nei così vacui assoluti sul coraggio delle donne, sulla forza delle donne, sull’alterità delle donne pur in un mondo ancora molto, forse troppo incravattato e untuoso.

Il consiglio comunale

Eppure ormai è chiaro, la traccia della politica, in questa Como sonnacchiosa, è indiscutibilmente, orgogliosamente, talora dolorosamente donna. Una donna femminile e guerriera, fragile ma indomita, così pronta alla battaglia per un’idea da non calar le vele nemmeno in mezzo alla tempesta dell’emozione. Che, anzi, si mostra per com’è, senza scadere nell’esibizione.

Se ci sono figure che oggi segnano la bellezza e la forza della politica a Como, che le restituiscono un pathos nobile e sofferto, queste sono Simona Rossotti, Amelia Locatelli, Patrizia Maesani e Ada Mantovani.

E’ facile, sempre, esaltare i vinti. C’è una bellezza romantica ed eterna nel sole che tramonta, nei colori dell’autunno, nel volto del soldato solitario che va incontro al suo destino. Ma nella Storia è sempre quello, il momento culminate prima di un altro oscuro e misterioso, a segnare l’attimo esemplare. Ad aprire le porte al dopo.

Simona non sorrideva più, sedeva lontana, ribolliva dentro e intanto decideva che no, che quella non era la sua strada, la sua compagnia. Preparava l’addio in silenzio, coprendo di sorrisi, di tenacia e di amarezza un distacco gelido e deciso con l’orgoglio di chi nulla deve a chicchessia. Senza mai una parola fuori posto, decidendo lei che cosa e chi contava davvero per essere felice. Tornare a casa, per esempio.

Amelia lavorava e non cercava la ribalta. Incassava le amarezze e lavorava ancor di più, lasciando che un’insospettabile passione crescesse lentamente, legandola a persone e cose di un mondo fino a allora sconosciuto. Forse, all’impatto, nemmeno ben compreso. E quando gli altri, manco fossimo alla riffa dei peluche, decidevano per lei, sacrificata per chissà cosa e chissà per chi, è stata lei a decidere per tutti. E per sé, prima di tutto: grazie, no. Cosa faccio e dove vado – con la mia storia, con i principi miei – lo decido io.

Patrizia, se ci fosse Vasco, sarebbe facile accostarla a Jenny, quella pazza. Incontenibile, ingovernabile, tutta impulso e magnifica irrazionalità. Il contrario, ha detto lei. La mia strada, le mie idee, i miei valori sono gli unici granelli di un rosario che cantano, stonato, i corifei tutti attorno. Lo decido io quello che conta, quali sono i punti che una linea sola unisce dalla casella uno alla trentuno. Niente scarabocchi altrui, niente tattiche di scuderie, niente specchi deformanti al Luna Park del palazzo. Sola – forse nemmeno più, ormai, anche se qualche lacrima l’ha fatto immaginare – ma io, senza compromessi. Arrivederci.

Ada è stata e resta la regina. Non l’ha detto lei. L’ha detto – ancora – quella sua voce che sembrava provenire da chissà dove, pescata ieri sera chissà come, in fondo a qualche mare di emozione. Filo di sillabe miracolose, come mastice soltanto la commozione, eppure cristalline, pronunciate non da un volto, non da una persona ma da un unico, enorme cuore sanguinante di sofferenza e gratitudine. Se esiste lo splendore, nella politica, da ieri ha la sua plastica raffigurazione. Una coerenza così forte da strapparla a una famiglia, tanto era il gruppo in cui stava. Con rammarico così sincero da zittire un’aula intera e una ferita che soltanto chi la porta potrà guarire.

Fiorella Mannoia canta: “Siamo così/È difficile spiegare/Certe giornate amare, lascia stare/ Tanto ci potrai trovare qui”.

Qui o altrove, in realtà, conta poco. Quello che conta è trovarvi.

  1. Gioele

    Nel bene e nel male sono donne le protagoniste della vita politica a Como: da un lato Patrizia Lissi, Ada Mantovani e la “leonessa” per eccellenza, Patrizia Maesani; dall’altro il nostro Onorevole, nonché quasi Sindaco, nonché segretario cittadino dei “balubas”, nonché Assessore al decoro, megafono e distintivo.
    La differenza però non è solo ideologica, è soprattutto di stile, di classe e di signorilità. Come diceva Totò “signori si nasce” e le “leonesse ci nacquero”. ?
    A parte questo, complimenti per il bellissimo articolo.

  2. Gigi P

    Se una delle due, fra Mantovani e Maesani, si dovesse candidare alle prossime Elezioni, la voterò. Spero, anzi, che si presentino unite e compatte in una sola lista.

  3. Grazie Emanuele Caso per il tuo articolo”Amelia ,Simona,Patrizia e Ada: guerriere dell’ideale…” hai saputo illuminare con la tua analisi del comportamento avuto nella loro esperienza politica a Como, l’oscurita’ che regna nella nostra realta’ !

  4. Giorgio Cavadini

    Como… Il disastro..!!! Come si fa a disperdere tanta coerenza.. Tanto impegno.. Tanta signorilità.. E pure tanta competenza.. Como perde quattro persone (non dello stesso partito. Che può essere assimilato ad un ricatto politico… Ma di partiti diversi… Ma uniti nella coerenza). A questo punto mi chiedo… Come può un Sindaco permettersi un simile sfacelo.. Non si rende conto che forse è lui.. “il colpevole”… Che non sa dialogare e far su che le persone siano sempre più animate dalla voglia del fare…??? Anche stavolta.. Purtroppo… Abbiamo al potere una persona sbagliata..

Rispondi a Gioele Annulla risposta

la tua mail non sarà pubblicata