Punti di vista

Annoni al Parenti e tutti gli altri diamanti di casa. Volete un Festival coi controcosi? Eccolo

Mentre, in afflizione permanente da sindrome di Scrooge, si passa il tempo a centellinare le monetine del tesoro romano, quello del Cressoni, senza sapere quando andrà (dose omeopatica, appunto) in mostra.

E mentre, già che diciamo mostra, di Villa Olmo conosciamo giusto qualche prospettica (effimera?) ipotesi sul modello di gestione (che solo a scriverlo si accoppa qualsiasi pulsione sensual-culturale) ecco che d’intorno teatro, teatranti, saltimbanchi, attori, autori, drammaturghi, registi e manager nati su prosceni e retrosottopalchi cittadini fanno faville per il pianeta.

Oggi è Steve Annoni a darci il La.

L’uomo chiamato talento (che non solo è bravo ma pure bello da far incazzare) torna al Franco Parenti di Milano dove peraltro è già stato lo scorso anno, per dire, con La Nebbiosa, presentato in prima nazionale con la regia di Paolo Trotti.

E ricordiamo pure Volo nove-ZERO-tre, che ha debuttato al Piccolo con la regia di Massimiliano Speziani.

PER APPROFONDIRE:
Tesoro, sei un bluff. Dite addio a 950 monete

Bene, Steve sarà di nuovo al Parenti in febbraio (4-9) con La purezza e il compromesso Omaggio a Luchino Visconti e Giovanni Testori. 

STEVE ANNONI: CRONACA DI UN SUCCESSO

Riporta la presentazione dello spettacolo:

scrittura scenica e regia Paolo Trotti
con Stefano AnnoniMichele CostabileDiego Paul Galtieri e Margherita Varricchio
aiuto regia Fiammetta Perugi
scene e costumi Francesca Biffi
luci Gabriele Santi
responsabile di produzione Simona Migliori

produzione Teatro Linguaggicreativi
con il sostegno del Centro Residenza della Toscana (Armunia Castiglionecello – CapoTrave/Kilowatt Sansepolcro)

L’universo di Testori incontra l’immaginario cinematografico di Luchino Visconti e diventa ispirazione per una storia nuova nella Milano dei nostri giorni, una metropoli in cui si muovono gli stessi personaggi delineati dallo scrittore neI racconto del Ponte della Ghisolfa.

Disperati, semplici, immigrati, prostitute, omosessuali, sportivi, che cercano una via d’uscita in grado di cambiare le loro esistenze. I quattro attori danno vita a personaggi che vivono ai margini della città: operai, inquilini dell’edilizia popolare, migranti alla ricerca di un lavoro. La speranza di arricchirsi attraverso la boxe e lo scontro tra fratelli a causa di una donna (ispirato a Rocco e i suoi fratelli) sono raccontati con disincanto in un dramma intenso, in cui passioni antiche e problemi moderni sono condotti a unità.

Dunque, conviene fare il punto:

Barbara Minghetti, direttore, manager, organizzatrice e consulente incontra, per il Regio, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione di Parma Città della Cultura e inanella, giusto un esempio su tutti, successi a Macerata con il suo festival.

PER APPROFONDIRE:
2019: la città (è) delle donne. Ecco i tredici nomi che stanno trasformando Como

Pino di Bello, regista, autore e musicista, è celebrato dalla critica nazionale. L’anno scorso il suo Mandela è stato tra gli spettacoli più rappresentati del teatro-ragazzi italiano. Il suo Pinocchio è in replica (quasi permanente) dai primi anni duemila, un caposaldo. La tregua, inoltre, ha registrato centinaia di repliche in pochissimi anni.

Davide Marranchelli, attore, autore e regista, diventa parte della rivoluzione culturale saudita e incanta l’Arabia con “Love is in the Aria”, spettacolo ibrido tra lirica e teatro, vince premi con Così lontano, così Ticino.

Laura Negretti, attrice, autrice e produttrice, inanella successi nazionali. E per fortuna è è tornata a Como per la centesima replica del suo Barbablù.

Stefano Dragone, attore e autore, non molla il teatro ma passa con grande scioltezza tra cinema e web-series affermandosi a livello nazionale.

Bianca Tognocchi (pure lei complice delle incursioni di Marranchelli in Arabia) è un soprano che incanta platee internazionali dal curriculum lungo così.

Noemi Bresciani lavora con Fattoria Vittadini, forse la più importante compagnia di Teatro Danza Italiana (da cui abbiamo preso la foto).

Di Stefano Steve Annoni, appunto, abbiamo parlato ampiamente sopra.

Se poi abbiamo dimenticato qualcuno, non ce ne vogliate, sicuramente è successo ma del tutto involontariamente. Per stare in tema “se noi ombre vi abbiamo offeso” faremo ammenda e compenseremo.

Molte volte da queste pagine (e da quelle di ComoZero Settimanale) abbiamo provato a rievocare il bello che c’era e che non c’è più (le Grandi Mostre) o che abbiamo perso (Lake Como Film Festival, ora Lake Como Film Nights a Cernobbio).

In città abbiamo quella gioiosa e fortissima macchina dei sogni che è il Teatro Sociale, fieramente e molto ben guidata da Fedora Sorrentino (degnissima erede-amica di Minghetti). E, infatti, i talenti di cui sopra ogni tanto tornano a casa.

Barbara Minghetti e Fedora Sorrentino ph: Carlo Pozzoni

Ma non è sufficiente, nemmeno accettabile e giusto, che il primo palco cittadino sia l’unico connettore, produttore, ispiratore della materia prima di casa.

Abbiamo elencato sopra alcuni tra le figlie e dei figli migliori di Brecht e Mozart, Brook e Ligeti.

Bene, in quel continuo, genuino e sincero credete, accorato appello che lanciamo spesso al Palazzo (per quanto con la nostra vocetta piccina e non sempre armonica) infiliamo anche quei nomi. Stiano per il mondo, lavorino, studino, vadano in scena e facciano ricerca, tengano alto l’orgoglio di averli come fratelli (quantomeno geografici).

Ma fate una cosa: rapiteli (e con loro tutti gli altri), coccolateli, convinceteli e portateli qui, insigniteli di blasoni, abbondini, cavalierati e medaglie al merito.

Fate un po’ come vi pare ma  una volta l’anno, anche mezza, metteteceli davanti. Tutti insieme. Magari in un Festival, magari stagionale, magari che compensi l’imbarazzante, infelice, talora dozzinale, tentativo di organizzare spettacoli in estate.

Metteteli sopra un palco, in un bosco, in una piazza, a testa in giù, su una zattera davanti a piazza Cavour. Come volete.

Comunque, fate in modo che quella roba nell’orecchio, un acufene in messa da requiem per la Cultura, passi.

E che, vivaddio, ci si ricordi tutti che sappiamo (vogliamo, possiamo) fare cose molto belle.

E che anche qui, noi, abbiamo le migliori menti. Di ogni generazione.

Chi sa, fa. Chi non sa, insegna. Chi non insegna organizzi un Festival.

Commenta

la tua mail non sarà pubblicata