Punti di vista

Caro turista, qualcuno te lo deve dire: i comaschi ti odiano

Turisti è giunto il momento. Ci vuole qualcuno che ve lo dica: i comaschi vi odiano. Punto.
Cercate di capire: il vero comasco è un animale territoriale. E il suo territorio è poco più grande della città disegnata da Giulio Cesare. Già oltre i confini dell’Urbe ci sentiamo all’estero e guardiamo agli abitanti dei comuni limitrofi che vengono in città il sabato a fare un giro, più o meno come i nostri antenati guardavano le tribù galliche: stranieri conquistatori da ricacciare nei loro confini al più presto.

I milanesi in gita poi, puah! Se loro ci considerano il loro “giardino”, noi li consideriamo da sempre il nostro bar e la nostra discoteca, quindi parliamone. Immaginate allora cos’è, per noi, vedevi incolonnati al casello e vedere decine di pullman assiepati allo stadio che rigurgitano tedeschi, giapponesi, marziani come dei moderni cavalli di Troia….per carità! Al comasco, quello vero, già il centro sembra affollato il sabato pomeriggio a metà novembre, figurarsi quando iniziano a profilarsi all’orizzonte le vacanze “degli stranieri”. Le feste all’estero sono attese dal comasco con un misto di speranza (“Dai che arrivano gli svizzeri a spendere un po’ di soldi”) e terrore (“Noooo c’è festa in Svizzera! Chissà che casino!!”).

Perché a noi la città piace vuota, diciamocelo. O meglio, piace abitata solo da noi. Da gente che sa dove deve andare e ha fretta di arrivarci, che diamine! Che non si cincischia agli incroci girando la cartina tra le mani e intralciandoti. Che non si ferma ogni passo a fotografare ovvietà e a guardare questo o quello, santo cielo! Ma non avete mai visto un Duomo? Le comitive poi… un incubo. Fai per uscire da un negozio e gnam! Vieni risucchiato da un gruppo di giapponesi e trascinato tuo malgrado a vedere per la novantesima volta la Dama della Cortesella. E hai voglia a chiedere permesso. Non capiscono, non ti vedono, presi come sono a cercarla lassù e, soprattutto, non ti sentono con le loro audioguide nelle orecchie, isolati dal mondo reale, dal TUO mondo.

Certo ci lusinga che abbiate fatto migliaia di chilometri per vedere la nostra città. Ci fanno piacere gli articoli e i complimenti e le millemila presenze all’anno. Ma, a guardar bene, il vero comasco ne farebbe volentieri a meno. Anzi, posso essere sincera? Il vero comasco un po’ ci gode ogni anno a sapervi in coda alle biglietterie. Avete voluto invadere la nostra città? Tie’! Ora passate la Pasquetta sul marciapiedi della Navigazione. Facciamo finta di indignarci un paio di giorni, promettiamo cambiamenti e rivoluzioni e poi ci dimentichiamo delle vostre sofferenze fino alla prossima festività … tanto mica c’eravamo noi in fila come dei fessi, no?

Il vero comasco, ve lo devo proprio dire, vi odia perché quella è roba sua e da quando ci siete voi non lo è più. E deve mettersi in fila come un turista a casa sua per il gelato, il battello, il lungolago, per pagare un sacchetto di lattuga al Carrefour che ovunque ci metterebbe tre minuti ma no! Qui no perché c’è la comitiva di coreani che riparte domani e ha deciso di comprare a Como il parmigiano e l’olio toscano e ci vogliono quaranta minuti minimo. Il comasco vi odia, è giusto che lo sappiate.

Certo non ve lo dirà mai…gli riempite l’appartamentino in centro storico ereditato dalla nonna senza ascensore ne’ posto auto che fino a qualche anno fa era una iattura ma che oggi è un fiorente b&b. Riempite i bar, i ristoranti, i negozi. Ma riempite anche le vie del centro, le strade, le autostrade, i battelli, le funicolari, i parchi. E il comasco, quello vero, farebbe volentieri a meno di avere il lago più bello del mondo e preferirebbe di gran lunga un bel lago qualsiasi, se solo potesse. Non abbiamo la vocazione turistica, vi sopportiamo. Un po’ perché siamo fatti così, siamo più liguri che romagnoli diciamocelo. Un po’ perché state mettendo a nudo, stagione dopo stagione, che non siamo pronti.

Che siete troppi, tutti insieme, all’improvviso. E Como non è pronta. Non è pronta la città perché è piccola, un gioiellino fragile stretto in una convalle che ora sembra limitarci (“Non ci sono i parcheggi!” “Non ci sono le strade!””Manca lo spazio!”) e invece magari un giorno scopriremo che ci ha protetti dal diventare un orrido “altro”, chissà. Non sono pronti i monumenti, i parcheggi, i mezzi, i musei, il lungolago, le aiuole, la raccolta dei rifiuti, le luci, le strade. Non siamo pronti noi che non abbiamo ancora capito che turismo vogliamo (chic, caciarone, modello Riccione o Portofino? Festa della salamella o festival di qualità?) e ci stiamo incasinando di anno in anno cercando di accontentare tutti e scontentando per primi noi stessi. E cosi finiamo per odiarvi ancora di più in un enorme gatto che si morde la coda. Noi di certo dobbiamo chiarirci le idee su cosa vogliamo essere e dobbiamo farlo in fretta. Voi però intanto guardatevi le spalle. Io vi ho avvisati.

  1. luciana

    Scanzonato, simpatico, centratissimo ritratto.
    Verissimo.

    Però…
    Non siamo poi così diversi dai veneziani… gongolanti per l’input mondiale di ‘ducati’ scuciti da turisti e croceristi internazionali (al contempo, lungi dal condividere con essi la loro quotidianità piu’ vera).
    Né dai genovesi – medesimo discorso, al sapor di trofie pesto… e di palanche.
    Sostanzialmente, su e giu’ per lo stivale, ma anche
    da Albione alle Gallie, dal Manzanarre al Reno… all over the world prospera e vige ovunque il sorriso di circostanza, la momentanea calorosa accoglienza per il turista portator di grana e portafogli.
    Temporaneo, artificioso, fittizio ed artefatto.
    Con più o meno ben dissimulato sospetto, o senso di fastidio.

    Noi comaschi?
    Forse… siamo solo più sinceri … 😄😊😉

  2. Candida Riva

    Proprio Vero …!!! Grazie .

  3. ol Tivan - il vento del lago di Como

    l’autrice parla della vecchia Como e dei suoi vecchi abitanti on trasparente conoscenza e, mi pare, mal-celta condivisione. Evidentemente fa parte di quella popolazione comasca che ha vissuto i tempi dei quattro gatti che venivano a Como, quando padri, nonni e fratelli lavoravano tutti nelle seterie e grazie a questa tranquillità economica si permettevano di snobbare, non solo i turisti, ma con loro anche chi faceva altre attività. Fortunatamente ci sono anche giovani che sono nati in quella Como turistica che infastidisce chi ha una certa età ma che apre alle nuove generazioni nuove professioni e scambi culturali. Lo stesso ospitare in casa (quel BeB citato quasi con disprezzo e descritto come destinato all’ospitalità in tuguri) è un nuovo modo di aprirsi al mondo che certamente è riservato a nuove generazioni e che non val la pena di spiegare a chi resta a sognare la Como deserta dei suoi “bei tempo”.

  4. Candida Riva

    Proprio cosi

  5. Candida Riva

    D’accordo okay la vecchia Como musona , ma la generazione della vecchia Como non è ancora ancora morta e sepolta. Giusto che i giovani comaschi( poi diciamolo puri comaschi sono pochissimi) a Como c’è un mischione da tante Italie e anche di non Italie come è giusto che sia nel 2018.
    Ma la radice di una cultura non si cambia nel giro di 3 o 4 generazioni. La comascheria è una caratteristica, anzi questa è la bellezza dell☺Italia, la negazione del patriottismo e il trionfo delle regioni. Non mi si venga a dire che i Napoletani sono come i Comaschi, perchè non è vero, iniziando dai dialetti. Como dopo l’industria della seta , è giusto che si evolva sfruttando le bellezze del suo lago, pero’ il COMASCO E’ COMASCO ,su questo non ci piove . BYE BYE da LONDRA .

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