Punti di vista

Cernobbio Capitale della Cultura. Como: Requiem for a dream

(Copertina Ph© Carlo Pozzoni FotoEditore)

Il bimbetto cicciotto deve ancora sbocciare, lato pista sbircia i giri di danza dei grandi. La lettera zuppa d’amore, sta mezza muffa nel cassetto. Il tuffatore impacciato, s’inchioda al trampolino in cerca dell’avvitamento celestiale.
E’ un continuo vorrei ma non posso, un’esitazione sistematica, morbosa. Horror vacui.

Oggi è l’undici luglio dell’anno duemiladiciotto. Tra tre giorni si chiuderà il leggendario Bando eventi per l’estate comasca, al momento è ben custodito nella piattaforma Syntel. Cinque inviti riservati, apertura – virtuale – delle buste la prossima settimana, assegnazione, organizzazione.

Salvo capricci (e, usa dire nel più tradizionale sortilegio scacciamalefizi : “Tempo e imprevisti permettendo”) i sei (+1, in periferia) eventi previsti dalla gara si svolgeranno tra l’inizio di agosto e la prima settimana di settembre.

Però oggi, appunto, è già l’11 luglio. Maledetta georgica: ma fugge intanto, fugge irreparabilmente il tempo.

Malloppo mingherlino per la città, quasi imbarazzante che la trionfale e pomposa Como (dopo l’immensa fanfara stilistica D&G), la beata divina del turismo ora si trovi con sei – e dico sei, signora mia – eventi organizzati dall’amministrazione.

I cento e rotti appuntamenti di gaddiana memoria (ereditati e ribattezzati ma mantenuti da Luigi Cavadini) erano un furbo e ragionato incastro di occasioni, pubbliche e private. Avevano pensiero, visione, articolazione e soprattutto permettevano che le date non si accatastassero a casaccio.

E’ un’estate dove è accaduto e accade molto d’intorno perché non è vero che in città succede poco o nulla, anzi: Parolario, Festival della Musica, Wow e dai elencando dal macro al micro.

Il blasone del Cernezzi non manca, ma è blasone, appunto, patrocinio, contributo. Non regia, organizzazione, orizzonte. Da venerdì scorso è in carica il primo assessore alla Cultura dell’era Landriscina, Simona Rossotti. Sollecitata molte volte in questi giorni si è “riservata”. Attendiamo, frementi di curiosità e genuina passione, una chiacchiera sul futuro.

PER APPROFONDIRE:
La dolce estate era già cominciata, senza eventi. Cavadini: “Giunta Lucini, noi i veri giovani”

Intanto l’estate veleggia e la città perde un pezzo, nel silenzio della politica. Il Lake Como Film Festival (quest’anno Lake Como Film Night, qui i dettagli di oggi) solidamente nell’Arena del Teatro Sociale per diverse edizioni ha traslocato (peraltro scegliendo saggiamente di trasformarsi) a Villa Erba. Cernobbio: provincia di Como.

Astuta, carissima, Cernobbio che non paga i cambi di sindaco né di tonalità (cromatica) politica quando si parla di Cultura. Scaltra, la coccola come sistema e investimento. Cernobbio, che nelle sue Ville – Erba e Bernasconi – drena e organizza, allestisce, favorisce.

6.748 residenti contro gli oltre 85mila del capoluogo. Fatte le giuste proporzioni il potenziale comasco è infinito.

Invece: il privato implora, inascoltato, il Comune di Como perché accetti denaro per i concerti (qui), la truppa di Wow offre, per ora senza risposta, la propria struttura organizzativa come modello per gli altri (qui), il fallimento diplomatico fa calare le tenebre su una piazza (qui) e Villa Olmo cerca ancora un modello gestionale (la macchina è in moto ma ci vuole tempo, siamo ancora allo studio dell’ipotesi di un’idea).

Così a Cernobbio il vicesindaco Maria Angela Ferradini spiega: “Abbiamo un ufficio straordinario che lavora sulla Cultura (chi non conosce quella gioiosa, instancabile, macchina da guerra che risponde al nome di Claudia Taibez? Ndr)”.

Cernobbio Ph© Carlo Pozzoni FotoEditore

“Ovviamente – prosegue Ferradini- ci siamo insediati da un mese e abbiamo bisogno di tempo ma il programma è avviato e abbiamo una visione a lungo termine che parte da Castagne e Streghe e arriva a Villa Erba. La cultura è il terreno d’elezione, perché significa qualità della vita alta, ritorno economico, turismo”.

Non meno presente un’idea precisa di cultura sui tavoli di Villa Erba (di cui peraltro in questi giorni stiamo raccontando le tappe di avvicinamento alla privatizzazione: qui).

Cernobbio Ph© Carlo Pozzoni FotoEditore

E’ il presidente Filippo Arcioni, non senza una stoccatina puntuta ai vicini di casa comaschi, a spiegarlo introducendo la Lake Como Film Night “Questo evento rischiava di scomparire, invece siamo riusciti a manternerlo in vita. Perchè come location è stata scelta villa Erba? Perchè è un complesso articolato e complicato: vi si trova la storia del passato con la villa Visconti e il futuro con le nuove serre e i nuovi padiglioni che continuamente ospitano fiere e congressi. Giusto in questi giorni stiamo ospitando Luxottica”.

“Abbiamo  chiesto all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano di svolgere un’indagine di marketing sulla reputation della villa. Volevamo conoscere l’opinione che chi ci conosce  e di chi non conosce la villa”.

Cernobbio polo espositivo di Villa Erba Ph© Carlo Pozzoni FotoEditore

Cosa è emerso? “Che la villa è considerata da tutti una bellezza artistica e storica con una ma. Il ma riguarda Como, accusata di promuovere e quindi avere pochi eventi culturali. Dobbiamo smentire:  Como presenta eventi che si accavallano uno con l’altro. Il problema di fondo è la comunicazione”.

Quindi.
Como e  Cernobbio dovrebbero organizzarsi e comunicare meglio gli eventi promossi, in modo da toccare un largo pubblico. L’evento del 27 luglio è un progetto che ha unito in modo soddisfacente business e cultura. Villa Erba, essendo un centro congressuale fieristico, a volte sembra perdere la sua identità. In realtà, con la giornata dedicata al cinema e quindi alla cultura, è stata messa in risalto la nostra anima immateriale. Villa Erba da sempre si è interessata ai progetti e alle iniziative di cultura. C’è stato l’evento del 16 maggio: la villa ha ospitato (causa maltempo) pianisti importanti in tre giornate per suonare musica classica”.

Sopra le fiumane umane che affollano promenade, giardini e riva. Sopra il business. Sopra il sostantivo maschile più abusato (spesso a vuoto) nel dibattito pubblico – turismo – deve affacciarsi un progetto unificante, modale, dove cultura e spettacolo escono dalla semplificante categoria dell’intrattenimento, del palchetto filodrammatico, e diventano parte del tessuto, di una trama governata (è la politica, bellezza) che dia senso a una città meravigliosamente e drammaticamente affollata di foresti e gitanti.

Con il cittadino che possa davvero sentirsi a casa, pacioso e felice e ben nutrito. Con il suo calendario eventi in saccoccia.

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