Punti di vista

Como, l’Islam e Don Giusto: “Politici faccendieri, campagna sulle paure della gente”

E’ sempre così.

Don Giusto della Valle apre una porta solo per mostrarne un’altra. Ti fa passare da una finestra ma sbuchi con la testa da una botola piccina, quindi devi saltare, dopo un corridoio strettissimo, in un portone enorme.

Ancora: mentre credi di essere in un sottoscala, ti ritrovi su un tetto. Poi pensi di uscire eppure stai entrando (viceversa? Chissà).

Nel frattempo ti ha mostrato spazi e volti, ha indicato storie e te le ha messe in mano, bollenti, con incontri e pezzetti di esistenze. E’ una vertigine, vero, ma senza nausea.

Tutto il contrario, semmai. Arriva lo stordimento della consapevolezza, quantomeno di una possibile consapevolezza. E già non è poco.

Questo ribaltamento avviene quando lo conosci, quando passi un po’ di tempo là: dopo aver attraversato, veloce, il grande arco ecumenico della parrocchia di Rebbio (foto sotto. Ci disse, tempo fa: “Mancano dei simboli, mi sa che bisogna aggiungerli”).

Succede anche quando lo leggi.

Come sempre l’uscita de Il Focolare, periodico della chiesissima di quartiere, coincide con l’editoriale del Don. Ogni volta, checché se ne possa dire o condividere o contestare (?), è una sferzata sonora e morale e etica e carnale.

Un richiamo religioso e laicissimo al pensiero e all’azione sui temi che da anni segnano il passo anche in questa piccola cittadella alle porte d’Europa: accoglienza, integrazione, dialogo interreligioso. Quindi, di rimbalzo ma nemmeno troppo, si parla di politica.

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“Se c’è un quartiere della città di Como, se ci sono delle parrocchie in cui il Documento congiunto di Papa Francesco e del Grande Imam Al-Azhar Ahmad Al-Tayyeb sulla Fratellanza Umana per la pace mondiale e la convivenza comune, del 4 febbraio 2019, non possa cadere nell’oblio, sono proprio le nostre, quelle di Camerlata e Rebbio”, scrive nell’ultimo numero don Giusto.

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E ancora, non senza precisione: “Nei nostri quartieri, infatti, risiedono tre Centri Islamici molto ben organizzati e tante famiglie di fede islamica. In tanti oggi, spronati anche da politici faccendieri che fanno campagna elettorale sulle paure della gente, asseriscono che non esiste l’Islam moderato e che i Centri islamici sono luogo di terrore. Tante persone poi vedono nelle religioni un elemento di discordia sociale”.

Così è bene riportare, verbo per verbo, l’articolo di Giusto.

IL TESTO INTEGRALE DELL’EDITORIALE:

Se c’è un quartiere della città di Como, se ci sono delle parrocchie in cui il Documento congiiunto di Papa Francesco e del Grande Imam Al-Azhar Ahmad Al-Tayyeb sulla Fratellanza Umana per la pace mondiale e la convivenza comune, del 4 febbraio 2019, non possa cadere nell’oblio, sono proprio le nostre, quelle di Camerlata e Rebbio

Nei nostri quartieri, infatti, risiedono tre Centri Islamici molto ben organizzati e tante famiglie di fede islamica. In tanti oggi, spronati anche da politici faccendieri che fanno campagna elettorale sulle paure della gente, asseriscono che non esiste l’Islam moderato e che i Centri islamici sono luogo di terrore. Tante persone poi vedono nelle religioni un elemento di discordia sociale. Ne è un esempio il conflitto tra sunniti e sciiti, ma anche l’appoggio che le chiese evangeliche danno a Trump negli Usa e a Bolsonaro in Brasile. Per non parlare delle reciproche scomuniche tra i Patriarcati di Mosca e di Costantinopoli.

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In tutto ciò noi ci chiediamo quale sia la retta via e quali siano i cammini da perseguire. Quanto il Papa e il grande Imam hanno scritto è la retta via: “La cultura del dialogo come via, la collaborazione comune come condotta e la conoscenza reciproca come metodo e criterio”. Nella prefazione si afferma: “La fede porta il credente a vedere nell’altro un fratello da sostenere e da amare. Dalla fede in Dio che ha creato l’universo, le creature e tutti gli esseri umani uguali per la sua Misericordia, il credente è chiamato a esprimere questa fratellanza umana, salvaguardando il creato e tutto l’universo e sostenendo ogni persona, specialmente le più povere”.

Tra le cause principali della crisi del mondo moderno, si continua “visono una coscienza umana anestetizzata e l’allontanamento dai valori religiosi, il predominio dell’individualismo e delle filosofie materialistiche che divinizzano l’uomo”. Rispetto all’uso strumentale delle religioni “Dio, l’Onnipotente non ha bisogno di essere difeso da nessuno e non vuole che il suo nome venga usato per terrorizzare la gente”.

A più riprese i due firmatari insistono sul risveglio del senso della religiosità tra i giovani e sulla necessita di difendere gli stessi dal pensiero materialistico. La famiglia “è essenziale per dare alla luce dei figli, allevarli ed educarli, fornire loro una solida morale. […] Attaccate la famiglia disprezzandola rasprresenta uno deiu mali della nostra epoca”. In conclusione, riprendo questa dichiarazione solenne: “In nome di dio, Al-Azar con i musulmani d’Oriente e di Occidente, insieme alla Chiesa Cattolica, con i cattolici d’Oriente e d’Occidente, dichiarano di adottare la cultura del dialogo come via, la collaborazione comune come condotta e la conoscenza reciproca come metodo e criterio”. La strada tracciata dal Papa e dal grande Imam viene da lontano, da San Francesco, dal Concilio e vale per ogni uomo non solo per cristiani e musulmani. Buon cammino a tutti su questa strada che è quella giusta.

Giusto della Valle

FRATELLANZA UMANA, QUI IL DOCUMENTO DEL PAPA E DEL GRANDE IMAM

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