Punti di vista

Como, la solitudine dei musei e la drammatica assenza di un Direttore

Ieri la nostra Chiara Taiana ha lanciato il sasso:

I musei di Como sono una noia mortale. E odiano gli stranieri

Oggi Ebe Gianotti, presidente del Maarc (Museo virtuale dell’astrattismo e dell’architettura razionalista di Como) invia una riflessione, un ulteriore contributo su un tema che, evidentemente, avrebbe il diritto di entrare centralmente nel dibattito culturale, sociale e, senza dubbio, politico.
Quindi: riceviamo e pubblichiamo assai volentieri.

COMO, LA SOLITUDINE DEI MUSEI

Mi è piaciuto il pezzo di Chiara Taiana sui nostri noiosissimi musei: concordo, sottoscrivo e rilancio con qualche appunto sparso. Primo, sulla descrizione dello stato di fatto siamo tutti d’accordo, i musei cittadini dormono e i pochi visitatori rischiano di addormentarsi in quelle stanze prima di terminare la visita.

Ma qual’è la causa di tanta noiosità?
Le cause sono tante, a cominciare dagli allestimenti che sono in linea con una concezione ottocentesca del museo quale luogo quasi esclusivamente di conservazione, mentre l’idea contemporanea del museo è quella di uno spazio di produzione culturale attrattivo nei confronti dei turisti, di un punto di riferimento e di incontro piacevole per i cittadini, di terminale di filiere culturali e creative del territorio, di luogo educativo, di sentinella-presidio nei confronti del patrimonio architettonico e ambientale territoriale. Insomma, il museo oggi è chiamato a svolgere un ruolo molto, ma molto. interattivo.

E un museo simile dovrebbe dare importanza a tutti gli elementi dell’esperienza della visita, a cominciare dal personale di accoglienza (forse ai bidelli in esubero si dovrebbero dare mansioni diverse); dal comfort (d’inverno non si vorrebbe soffrire il freddo visitando le sale del museo archeologico); da un adeguato progetto di illuminazione delle opere; da un percorso narrativo capace di trasmettere conoscenze incuriosendo; da qualche effetto speciale, per esempio dal punto di vista “scenografico”, che metta in risalto i pezzi particolarmente significativi; per finire con una serie di servizi basic come i bookshop e le caffetterie, tasselli terminali di un’operazione che deve essere pensata pensata nel suo complesso.

Como Museo Archeologico Paolo Giovio mostra ” Angelo Tenchio – Una classicità immaginaria ” – Ph© Carlo Pozzoni Fotoeditore

Secondo, come si possono risolvere questi problemi alla radice?

E’ evidente che a monte ci debba essere la volontà politica dei nostri amministratori, spinta da esigenze che provengono dal territorio, dalle associazioni, da noi cittadini. Ammesso che i nostri amministratori siano giunte le nostre esigenze e che siano consapevoli dell’importanza strategica per lo sviluppo della città del tema del ripensamento del sistema dei musei e pure che la cultura non possa essere gestita solo attraverso una serie di eventi, bene, a questo punto dovremmo augurarci che facciano il passo successivo e che riconoscano la necessità di affidare la gestione dei musei ad una figura qualificata, cioè a un direttore.

Il Lac di Lugano

La domanda è banale, ma la faccio lo stesso, possiamo davvero pensare di cambiare la situazione, per esempio in Pinacoteca, senza un direttore? Crediamo davvero che siano sufficienti la buona volontà dei dirigenti, l’entusiasmo o meno di assessori alla cultura che vanno e vengono, l’auspicio di progetti di marketing e di comunicazione senza avere lavorato prima sul “prodotto”, o la creazione di qualche occasionale evento di videomapping con aperitivo?

Orto botanico, Museo Giovio

Personalmente sono convinta che senza un direttore, selezionato con un concorso e ben pagato, non si vada da nessuna parte. Credo che tutti i progetti, anche i più meritevoli, siano destinati a non essere incisivi, se non sono il frutto di un progetto generale di rilancio dei musei, che deve essere sviluppato e gestito in modo sistematico da un responsabile competente, con capacità anche manageriali, il direttore, appunto, e a Como, non lo abbiamo da anni.


Paolo Francesco Campione, direttore del Museo delle Culture di Lugano da lui rivitalizzato in modo esemplare, invitato ad una serie di incontri sul tema della politica culturale cittadina che avevo organizzato presso la sede de L’Ordine nel 2011/2012, e sono passati già sette anni, si era espresso in modo chiaro sulla strategia e gli obiettivi che i musei di nuova concezione devono possedere e se andate a fare un giro sul sito del MdC li trovate sottotraccia.

Capite immediatamente cosa significa avere un direttore che dà la linea al progetto museale oppure non averlo: sul sito del MdC è messa in evidenza l’importanza del comitato scientifico e di figure chiave come quelle dei curatori e dei ricercatori; dell’ideazione al proprio interno di progetti espositivi che vengono in alcuni casi esportati; della produzione di cataloghi; della promozione del museo fuori dai propri confini; della creazione di una rete di rapporti con sponsor, mecenati e collezionisti affidata a figure specifiche del Museo che si dedicano solo a questo compito; e poi capite che, ovviamente, resta importante la conservazione delle opere e anche il loro restauro nel laboratorio allestito in sede. Se poi avete voglia, andate sul sito della Pinacoteca o di qualsiasi museo cittadino e fate il paragone.

Terzo, ma da quale museo cominciare?
Credo che da qualunque struttura si parta, ragionando in termini di visione complessiva, si arrivi a cascata a mettere in ordine tutte le tessere sparse del puzzle museale cittadino, a valorizzare in modo serio e contemporaneo le sezioni forti dei nostri musei, e a giocare la carta del ‘900, ancora trascurata e così importante per Como grazie alla qualità delle opere di personaggi come Sant’Elia, Terragni, Cattaneo, Lingeri, i pittori astrattisti e Ico Parisi.

Certo, noi di MAARC siamo particolarmente fissati col progetto di recupero dell’ex Casa del fascio + ex ULI retrostante (la vecchia ASL) come museo del razionalismo (in suo favore abbiamo promosso una petizione online), ma lo siamo perché immaginiamo l’operazione come il fiore all’occhiello di un progetto generale che coinvolga e rivitalizzi tutti i musei e porti benefici anche economici alla città. Quarto, è impossibile, difficile, irrealistico? Facilissimo rispondere, basta guardarsi attorno, e neanche troppo lontano, per capire che si può.

Per interventi e contributi: redazionecomozero@gmail.com

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