Punti di vista

Contro il grande inganno: si dica ora che nuovo dormitorio e “bivacchi” non c’entrano nulla

Una cosa però va detta subito, così da non inficiare il senso di questo articolo con il consueto, verboso sviluppo successivo: se esiste un tema “bivacchi” in pieno giorno in città – ed esiste, senza alcun carattere straordinario, come in qualsiasi città del mondo, il che non significa volerne celare gli aspetti problematici relativi – ebbene, quel tema non sarà risolto in alcuna maniera dall’eventuale nuovo dormitorio comunale nell’ex convitto di piazza Santa Teresa.

A maggior ragione se il nocciolo dell’attuale dibattito pubblico, come è parso abbondantemente in questi giorni di “al lupo al lupo”, è la presenza in alcuni punti della città, allo splendere del sole, di senzatetto, migranti, questuanti e altre persone in chiara situazione di precarietà e fragilità.

Un nuovo dormitorio in città potrà dare una risposta eventuale, e nel caso pure molto significativa, alla questione delle notti all’addiaccio degli ultimi, al caso conclamato e clamoroso dell’ex chiesa di San Francesco trasformata in sala da notte della disperazione, all’accoglienza emergenziale dei migranti in arrivo o in mero transito dalla città.

Non parliamo di cose di poco conto, naturalmente. Anzi, un luogo nel quale queste persone possano trascorrere notti più dignitose, decorose, sicure, riducendo drasticamente pure l’oggettivo problema di convivenza con il resto della comunità comasca, è soluzione umana, saggia, da considerarsi positiva e meritoria a tutti gli effetti. Di più: sarebbe tale anche se non producesse nell’immediato i risultati miracolosi in termini umanitari, sanitari e – evitiamo le ipocrisie – anche “estetici” che pure forse qualcuno si attende. Lo sarebbe quasi per principio.

Ph: Pozzoni

Altra cosa, però – ed è su questo grande inganno che infatti abbiamo centrato le ultime due vigorose prese di posizione – è pensare di confondere le acque trincerandosi dietro il “miracoloso calderone del dormitorio” dove immergere in una impossibile pozione magica e velenosa ambizioni limpide, aspirazioni torbide e impossibili torcimenti della Costituzione.

Eppure Como non piega la testa, non perde bava. Anche a destra. Avanti, senza tremare

Qui è bene uscire dalle cortine fumogene sparse a piene mani in questi giorni ed essere netti: un dormitorio non sarà mai, non potrà essere mai, non è stato mai per la sua stessa natura la soluzione di quello che si è voluto indicare come un problema quasi di igiene pubblica, di immagine turistica, di intollerabile violazione dell’idillico ordine comasco, i “bivacchi”. Ovvero, il clochard che dorme sulla panchina dei giardini, l’alcolista sfinito che barcolla in piazza Duomo e si raduna con i “colleghi” al Broletto, il gruppo di migranti seduto sui gradoni del Mercato Coperto.

Questo non tanto e non solo perché la parola “dormitorio” indica chiaramente la funzione della struttura limitatamente a una certa ora della notte. Potrebbe anche avere porte aperte 24 ore su 24, il futuro centro di piazza Santa Teresa. Ma questo non eliminerebbe mai la facoltà dei suoi eventuali ospiti di godere della propria, insopprimibile libertà – benché per molti molesta già soltanto alla vista – di trascorrere le proprie giornate ai giardini a lago, sotto il Broletto, nei pressi del Mercato Coperto. Oguno col suo carico di drammi esistenziali o di renitenza alla convivenza con il “resto della città”. Soltanto un carcere o peggio un lager possono costringere un individuo a non uscire dalle quattro mura. Nessuno, grazie al cielo, chiede questo.

Estate, è tempo di un lager. Como, dove degrado e vita umana sono diventati sinonimi

In sostanza, ammesso che anche per la notte esista un metodo persuasivo o al limite coercitivo per spostare le persone da San Francesco, dai portici del Crocifisso, dalla Locomotiva a lago, e trasferirle in massa a Santa Teresa per passare la notte, l’indomani alle 10 del mattino, all’ora di pranzo o dell’aperitivo la possibilità di imbattersi ancora nei così tanto demonizzati “bivacchi” esisterà sempre. Comunque. Per la libertà personale degli interessati, per i limiti stessi della struttura di cui si parla.

Dunque, i casi sono due, partendo dal presupposto – almeno per chi scrive – che una città che garantisce un tetto a chi non ce l’ha merita sostegno e plauso quasi a prescindere: o si spiega bene che “bivacchi” diurni – l’oggetto degli irrespirabili polveroni attuali – e nuovo dormitorio non hanno nulla a che spartire; oppure, pur con un’azione politico-amministrativa forte e meritoria, si dovrà poi ammettere che il tema a monte, cioè sempre i presunti “bivacchi” alla luce del sole, potrebbe restare in buona parte inalterato, anche con Santa Teresa aperta (zona che, anzi, potrebbe diventare un nuovo luogo “caldo” nei dintorni).

Il che non potrà mai essere rinfacciato come una colpa ai sostenitori del dormitorio, che comunque potrebbero essere riusciti a dare notti più dignitose ai disperati, a garantire maggiore tranquillità ai residenti e – per quanto la parola sia ormai inflazionata in maniera quasi ripugnante – a offrire un maggior “decoro” alla città tutta. Ma la questione del singolo accampato sotto un portico o del gruppo sdraiato al Broletto in pieno pomeriggio potrebbe ripresentarsi anche dopo, sostanzialmente inalterata.

In conclusione: la somma di due verità (la necessità di un luogo per accogliere di notte e il rischio che piazza San Rocco, per dirne una, resti esattamente la piazza San Rocco che conosciamo oggi) non necessariamente produce una terza verità superiore. Entrambe possono restare tali eppure non comunicati e capaci persino di produrre un’apparente distorsione nel risultato finale. Che distorsione, in realtà, non sarà: ma questo va spiegato bene, per tempo, con onestà e forse con un pizzico di coraggio.

Perché il passo che separa le due verità (sincere e incolpevoli benché imperfette) dal boomerang di ritorno è brevissimo, quasi impercettibile.

  1. Patrizia Maesani

    Il dormitorio strutturato anche come luogo per intercettare le fragilità, i bisogni e le malattie rappresenta l’inizio per il reinserimento sociale. Nessuno, dico nessuno, in buona fede e con un minimo di raziocinio ha mai sostenuto che con il dormitorio tutto si risolve ma è un inizio. Non servirà a reinserire tutti, lo so e lo sanno tutti coloro che si occupano di marginalità. Ma siete così sicuri che a botte di DASPO risolveremo il problema dei bivacchi diurni? L’esperienza dimostra che se non metti in atto misure preventive, le sole misure repressive sono armi spuntate. Per far comprendere e rispettare le regole della convivenza civile bisogna partire da un lavoro importante sulle persone e quel lavoro in molti casi è iniziato proprio lì dove gli ultimi dormono, in via Sirtori, in via Napoleona, da Don Giusto, da Don Roberto, dal Don Guanella etc etc.

  2. Angelo Mazza

    Condivido il pensiero del Avv. Maesani, soprattutto è importante affrontare questo tema, come altri, senza posizioni ideologiche e campagna elettorale perenne.
    Molto importante è ascoltare chi ha esperienza e vive giornalmente l’incontro con queste persone.
    E’ la mentalità comune che bisogna educare, il pensare di risolvere le situazioni facendo sparire “legalmente” chi ha bisogno non porta a nulla.

  3. Paolo Sciarra

    L’ iniziativa della Consigliera Maesani, pur se lodevole e condivisibile nell’ aspetto umanitario, giunge a conclusioni sbagliate nell’ individuare il Collegio Santa Teresa come struttura per installare un nuovo dormitorio. Tengo a ricordare che vi sono stati già fatti importanti investimenti, che è un immobile di pregio con diversa vocazione (pensionato per studenti fuori sede), che verrebbe letteralmente sprecato, mentre potrebbe essere buona fonte di reddito per il comune se gestito. Poco più in là c’è(c’era) l’ ostello i cui bandi per trovare un gestore vanno sistematicamente deserti ( siamo al quarto infruttuoso) e che sua natura, struttura ( cameroni) può essere un ottimo dormitorio, ovviamente con criteri di accesso ben definiti. Inoltre c’è l’ ex campo profughi governativo dove con un sistema di moduli prefabbricati si possono accogliere dignitosamente tutti i bisognosi. La gestione del campo da parte di Croce Rossa è stata esemplare al riguardo. Tornando all’ ex ostello, non è certo il mancato introito sinora di 30/m euro da parte del comune a fare la differenza. Adibendo il collegio Santa Teresa a casa albergo per turisti, il comune può guadagnare molto di più.

  4. Larix

    Il pensiero di Angelo Mazza e Patrizia Maesani è assolutamente condivisibile. Bisogna affrontare il tema come una sfida sociale e non come una battaglia politica. Chiunque sieda al governo delle città (di qualsiasi città) si trova ad affrontarlo e deve decidere se gestirlo o voltare lo sguardo invocando igiene e decoro. Senzatetto, questuanti, etilisti e teatranti se ne trovano in ogni città di Lombardia, d’Italia, d’Europa e perfino d’oltremare.
    E’ ora che si smetta di demonizzare persone e strutture (penso a don Giusto, a don Roberto, ad esempio) che svolgono una funzione fondamentale per queste persone, accogliendole, ascoltandole e spesso aiutandole, ma anche per la città, evitando che queste stesse persone si disperdano nottetempo per le vie del centro o nei tanti edifici abbandonati.
    Piuttosto, è ora che ci si presti tutti ad un confronto serio e senza pregiudizi per giungere ad altrettanto serie proposte e soluzioni. Soluzioni che non saranno certo né perfette né definitive, ma saranno un passo avanti rispetto alla grave e imbarazzante non gestione attuale.

  5. Gioele

    Tutte queste persone hanno storie diverse. Ci sono mendicanti da sempre, migranti, alcolisti, tossicodipendenti e malati di mente che non accettano le cure. Ci sono anche persone, però, che hanno avuto alle spalle vite normali ma a causa di malattie, separazioni, lutti, perdita del lavoro, fallimenti e altro si sono trovati in condizioni drammatiche e solo all’apparenza irrecuperabili.
    Sono d’accordo con l’Avvocato Maesani. Non si risolve il problema facendoli solo dormire più comodi ma il dormitorio e i refettori costituiscono quei punti di contatto tra chi ha perso ogni speranza e chi non perde la speranza di cercare e trovare per loro opportunità di riscatto. Mi chiedo. La vera disperazione è quella dei mendicanti o quella di chi è convinto che non esista più modo di “ribaltare” il destino dei meno fortunati?…e di riflesso anche il loro? That’s the matter, the real!

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