Punti di vista

“Mamma sola, due figli. Le mie domeniche: lavoro e pochi euro per servire gente annoiata”

Dopo la prima testimonianza (“Io, commessa al centro commerciale. Le domeniche? Pascoli per famiglie. E niente straordinari”), un’altra dipendente di una catena di centri commerciali presente anche nel Comasco ha scelto di raccontarci il personale punto di vista sul dibattito relativo alle chiusure domenicali.

Anche in questo caso – previo contatto con l’autrice – si è concordemente scelto di omettere nome, cognome e luogo specifico di lavoro per evidenti ragioni di tutela e riservatezza.

Di seguito, la lettera integrale (e per chi volesse raccontarci, in assoluta libertà, la propria opinione o esperienza sulle domeniche lavorative: redazionecomozero@gmail.com)

Buonasera,

preferisco restare anonima per ovvi motivi. Lavoro nella galleria di un centro commerciale di Como, sono mamma di 2 ragazzi che cresco da sola, senza aiuti economici.

Il problema delle domeniche e dei festivi ha leso fortemente gli aspetti familiari già non semplici.

Prima di tutto perché se lavori dalle 9 alle 20 il venerdì, il sabato e la domenica, non si riesce mai a gestire dei bambini in età scolare, a seguirli con lo studio. In più, oltre al fatto di lavorare per pochi euro, quindi senza nessuna soddisfazione economica, le ore pesano fisicamente, diventando 52 settimanali.

E tutto questo per servire spesso gente annoiata, che non ha nessuna alternativa, insoddisfatta. Il colmo è la fatidica frase sentita sistematicamente: “Ma lavori anche oggi?poverina…”. Quindi oltre tutto devo prendermi pure della poverina…

Al che mi viene da rispondere: “Cara cliente, poverina forse, ma mai quanto lei che può scegliere tra mille cose da poter fare la domenica, in primis stare con la sua famiglia, al posto di perdere tempo giudicando gli altri, senza alcun rispetto, per un servizio che in centro città troverebbe chiuso”.

Spero fortemente che qualcosa cambi. Che la gente torni ad essere più umana, verso se stessa e verso gli altri.

  1. riccardo

    leggendo questa testimonianza si rafforza in me la convinzione che il problema non sia tanto la questione delle aperture domenicali ma quanto la regolamentazione, il controllo e la verifica dei diritti dei lavoratori, della turnazione e dell’effettivo orario lavorativo svolto.
    imporre limiti e divieti (nel senso di proibire o meno l’apertura domenicale) mi sembra oggi una scelta sbagliata proprio perchè sono cambiate un po’ per tutti le dinamiche del lavoro.
    Avrei forse più dubbi sull’effettiva necessità di avere supermercati aperti h24…
    poi non posso evitare di trovare una certa contraddizione, nel senso che pensando ai negozi in centro, spesso si è letto di lamentele in merito al fatto che i negozi in pausa pranzo o alla sera sono chiusi…

  2. Nicola

    Le parole che mi colpiscono maggiormente sono quelle che si riferiscono alla gente anoiata che, non sapendo che fare, pascola la domenica per centri commerciali la cui apertura, spesso, serve solo a coprire una voragine immensa nella vita della gente che cerca di riempirla con lo shopping compulsivo. Il tema della chiusura domenicale dei centri commerciali o serve a mettere a fuoco questa ferita oppure diventa oggettivamente poco interessante.

    • Carlo B

      Sociologicamente andrebbe forse considerato che queste persone, definite annoiate (comunque degne di rispetto), che ora alla domenica frequentano i centri commerciali, prima passeggiavano magari sul lungo lago o in centro città (quelle che tuttora lo fanno non sono annoiate?), usufruendo frequentemente dei servizi di ristorazione che lavoratori della domenica tutt’ora mettono a disposizione, esattamente come altre migliaia e migliaia di lavoratori della domenica permettono di far funzionare al meglio l’attuale nostra società, anche loro hanno famiglia e figli
      Forse dovremmmo riconsiderare la sacralità della domenica e del conseguente riposo, oppure non scegliere e accettare un lavoro che prevede o potrebbe prevedere di lavorare la domenica.
      È come se un infermiera accettasse di lavorare al pronto soccorso e dopo poco chiedesse di essere messa a mansioni d’ufficio perché ….sta male vedendo il sangue 🙂

      • Nicola

        Sono d’accordo con lei, soprattutto sul fatto che queste persone siano degne di rispetto. Il problema, infatti, è di tutti; ovviamente anche mio. Semplicemente mi faceva riflettere questo tema della noia perchè sento che mi appartiene. Condivido anche la necessità di rimettere a fuoco il concetto di sacralità della domenica: cosa significa però? E’ ovvio che al giorno d’oggi non abbiamo un significato condiviso del termine, figuriamoci di quello della sacralità della domenica. C’è ancora qualcosa di sacro oggi?
        Da ultimo non sono sicuro che sia equivalente paragonare il caso dell’infermiera a quello della commessa.
        Comunque grazie per la sua risposta, l’ho molto apprezzata.

  3. Claudio

    Primo Levi, sopravvissuto all’olocausto nazista affermò: “certi appartenenti alle SS sembravano piuttosto annoiati più che schifati di se stessi”.
    C’è una disgustosa similitudine con i centri commerciali che sono gli odierni e scintillanti lager dove non si uccide mai il corpo ma la mente. È importante che il corpo sopravviva, magari imbottito di farmaci alza-PIL, affinché i rimasugli di cervello possano continuare a desiderare di consumare.
    Ancora oggi, annoiata è gran parte della gente che va nei centri commerciali, spesso solo per rompere le palle a chi lavora.
    Li vediamo con i nostri occhi: dopo essersi riprodotti (alla faccia della natalità zero, il mondo è sovrappopolato) i nuovi barbari portano i loro figli già maleducati, diseducati e ineducati da una TV vomitevole e dallo smartphone che gli piazzano in mano fin da dentro la carrozzina, a scorrazzare tra gli scaffali, esattamente come avviene nei ristoranti. Poveri bambini: il rito iniziatico è agghiacciante e li mutilerà nell’anima, ma apparentemente tutto colorato e divertente e stimolante.
    Sapeste quanta gente simile ho visto: entravano in negozio la domenica mattina e, i più fortunati anche il sabato mattina, con aria flemmatica, sbadigliando davanti alle vetrine dei telefonini, templi dove i consumatori vanno a covare nell’attesa dell’offerta di volantino. La maggior parte di questi consumatori erano guidati dall’obbligatorio cane, la bestiola prediletta dei pubblicitari odierni i quali, non potendo più attingere a un’azzerata fratellanza, empatia, umanità, inseriscono i cani in ogni pubblicità delegando alle povere bestiole l’infame compito di farci consumare ancora. Se un cane a chiederti di comprare il gratta e vinci, non puoi rinunciare!
    Annoiata e più svuotata uscirà l’orda barbarica degli avventori, che il successivo fine settimana torneranno per l’abituale dose.
    E annoiati sono anche diversi commessi e commesse che, non avendo un capo che li bacchetta e ne contiene le intemperanze, si permettono di squadrare il cliente dall’alto in basso, oppure gli rispondono con aria di sufficienza, talvolta in modo brusco o sgarbato, continuando a chiacchierare con colleghi altrettanto cafoni, se non assurdamente chattando con lo smartphone appoggiato accanto al registratore di cassa.
    Tutto ciò è raccapricciante ma non deve stupire più di tanto: neanche ad Auschwitz le SS erano garbate, gentili, sensibili. Anche fuori dai centri commerciali stiamo vivendo un campo di concentramento: ne usciremo tutti impoveriti nel corpo e nell’anima. E quando in TV potranno millantare che il PIL sta crescendo dello 0.8 % significherà che tanti imbecilli come noi restituiranno più soldi allo stesso sistema di potere che ci sta distruggendo.

    Massima solidarietà e una stretta di mano con sorriso sincero per la signora che lavora nel centro commerciale. Chi lavora ha sempre dignità, fosse pure un addetto alle pulizie dei bagni della stazione.
    Non se la prenda, gentile signora. Pensi che, malgrado tutto, lei ha ancora una possibilità di salvezza: appena chiuso il negozio, sbatta la porta in faccia al lavoro e si precipiti dai suoi affetti: che le vogliono ancora bene e intimamente la stanno lodando per ciò che fa e che altri non farebbero.

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