Punti di vista

Dormitorio, senzatetto, don Giusto: nella polifonia di una città manca la voce della Chiesa

Non si scambino queste righe come una provocazione, una sfida o qualcosa di simile. Non c’è nulla di tutto questo. E’ una domanda il fulcro, piuttosto, a sua volta articolata su una serie di più o meno grandi interrogativi, in un momento storico preciso, davanti a fatti di cronaca precisi.

Quegli eventi sono due, naturalmente: in primo luogo, la questione dei senzatetto e dei “bivacchi” in città – secondo noi una questione sociale e umanitaria prima di tutto, secondo altri principalmente un tema di decoro e di forzuti sgomberi; in parallelo, l’enorme dibattito pubblico-politico-giornalistico che attorno a quel nodo si è a sua volta dipanato (e in parte aggrovigliato).

Dentro e fuori il consiglio comunale, nelle piazze reali e virtuali, su queste colonne, su La Provincia e su altri media, ormai da settimane si susseguono interventi, prese di posizione, opinioni, confronti, scontri. Toni a volte eccessivi, a volte estremamente sobri, in alcuni casi di alto spessore civico e morale, in altri più grevi e provocatori, in egual misura da tutte le parti, ovunque.

Si può legittimamente obiettare su tutto, stare da una parte o dall’altra, condividere alcune idee e contestarne fortemente altre per contenuti, forme, metodi, tempistiche. Ma la città discute, si anima, esprime posizioni e questo difficilmente può essere un male. Anzi, diciamolo, non lo è affatto.

Ma in questa polifonia – dove sono entrate le voci di politici, giornalisti, università, volontari e via dicendo – è impossibile non notare un’assenza. Quasi una stecca, sebbene per assenza.

E dunque veniamo alla domanda: può la Chiesa di Como rimanere fuori da questo dibattito, astrarsi dalla temperie del momento, rinunciare a far sentire la propria voce su una serie di questioni che pure la toccano da vicinissimo nel cuore della sua stessa missione (la povertà, l’assistenza, l’emarginazione, l’aiuto ai deboli)?

E’ possibile che su una vicenda così delicata, controversa, ma così profondamente umana prima ancora che politica o mediatica, i vertici della Diocesi non prendano una posizione pubblica, non indichino una rotta, non esprimano una posizione anche soltanto evangelica, ideale?

Lo stesso mondo cattolico nel suo senso più vario e vasto, ben oltre i pastori, può rinunciare ad affermare il proprio punto di vista, ad entrare nel dibattito con qualcosa che non sia pura osservazione e testimonianza, o limitandosi al pur eccezionale lavoro di silenziosa assistenza quotidiana ai meno fortunati?

Ph: Pozzoni

Possiamo limitarci, da cronisti nello specifico, ad annotare in maniera asettica due note pur importantissime per significato e incidenza nel concreto (la disponibilità del Centro Cardinal Ferrari a proseguire anche per il prossimo inverno Emergenza Freddo e l’assegnazione della parrocchia di Camerlata a don Giusto Della Valle), senza che sia reso noto il quadro di riferimento in cui sono maturate queste scelte, mentre la città dibatte di un nuovo dormitorio e deve scavalcare persone come corpi inanimati per entrare a San Francesco (nome quantomai evocativo, peraltro, come il Crocifisso)?

E’ vero: la Chiesa non fa politica in senso stretto, non ha il ruolo di partecipare ai dibattiti pubblici come un partito o un giornale qualunque, ha compiti e per certi versi confini molto più ampi e nel contempo molto più stretti.

Ma, forse, esistono momenti e casi peculiari in cui la parola del Signore o quella di chi in varie forme la testimonia dovrebbe – diciamo potrebbe – concedersi una libera uscita. Dovrebbe declinarsi su quanto avviene ogni giorno sotto gli occhi di migliaia di comaschi, fedeli e non.

Perché il Cielo è immenso, ma anche le piccole terre di provincia, talvolta, cercano un orizzonte più ampio a cui aggrapparsi, su cui riflettere, per capire e poi – in autonomia ma con più elementi a disposizione – decidere.

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