Punti di vista

Il prof mette Como dietro la lavagna: “Città indietro sulla cultura. E trascura l’università”

Da diverso tempo su queste pagine (e su quelle di ComoZero.it) abbiamo aperto un’ampia riflessione sul destino culturale di Como.

Tra turismo e economia la visione politica su eventi, musei, arte e intrattenimento (quadrinomio ormai organico) non è solo scarsa, peggio, è asfittica, priva di connessioni e progettualità. Solo qualche numero fa abbiamo ricordato come alcune punte di diamante cittadine, tra festival e eventi, nella migliore ipotesi abbiano lasciato la città (per Cernobbio) e nella peggiore siano andate a morire.

Così è una ventata d’aria fresca, ossigeno puro, la lettera che riceviamo da Paolo Luca Bernardini, tra le altre cose direttore del Dipartimento di Scienze Umane e dell’Innovazione per il Territorio dell’Università dell’Insubria, un curriculum tanto titolato da far rabbrividire (e speriamo leggere con umile attenzione) tanti ballerini di seconda fila che discettano di cultura a Como senza magari aver mai messo piede alla filodrammatica del quartiere.

Ogni riflessione, controdeduzione e contributo a: redazionecomozero@gmail.com. Buona Lettura

Dal gennaio 2019 è attivo a Como e Varese il DiSUIT, il settimo dipartimento dell’Università dell’Insubria.

Si tratta di un dipartimento di “scienze umane e dell’innovazione per il territorio”, e per territorio intendiamo certamente tutto il territorio insubre, di cui fa parte anche Como. Come di recente affermato dal Rettore, Professor Angelo Tagliabue, occorre ri-bilanciare la presenza dell’ateneo a Como, che fino ad ora è stata troppo sbilanciata verso Varese.

L’università, occorre dirlo subito, fa “scienza” e non “cultura”, non può e non deve sostituirsi ad assessori, presidenti di fondazioni, direttori di biblioteche e musei, galleristi d’arte, direttori di orchestra e di teatri.

Tuttavia un dipartimento umanistico, con forti presenze scientifiche (ad esempio nell’ecologia, ove si incontrano bene la storia e il presente di un territorio) non può non pensare anche alla “cultura” intesa come alta divulgazione ed altrettanto alto, si spera, intrattenimento.

Come direttore del dipartimento, dopo aver insegnato e fatto ricerca in America, in gran parte d’Europa, in Sudafrica e anche in Kazakhstan (terra dove amano enormemente il nostro lago!), non posso non intervenire nel momento in cui si parla di “cultura” a Como. Como appare (ed è) molto indietro rispetto a numerose realtà italiane.

In città teoricamente meno “turistiche”, come Torino, l’offerta museale è immensa. Per contro, è desolante vedere Villa Olmo – per portare solo l’esempio principale – vuota. Ma è anche desolante parlare di “grandi eventi”. Villa Olmo dovrebbe essere un piccolo Louvre sul lago, con collezioni permanenti sempre a disposizione di un pubblico che è triste e sconsolato, nonché amaramente stupito, nel saperla vuota.

Certo alle collezioni permanenti dovrebbero affiancarsi mostre temporanee. Ma ora, e da anni, non vi è nulla. La Fondazione che dovrà gestire Villa Olmo dovrebbe tenere in considerazione la presenza dell’Insubria a Como. L’Insubria è realtà recente, e proprio per questo proiettata in una dimensione di crescita.

Per collaborare, per dialogare col territorio è stato creato il DiSUIT. Al suo interno vi sono (anche) storici sociali e intellettuali e storici dell’arte eccellenti. Purtroppo si percepisce a Como una certa indifferenza per l’università. Ma l’università, quando esiste, è il centro del sapere di una città e di un territorio.

Como non è certo Pavia, ove l’università è radicata dal 1361. Ma proprio questa sua “freschezza” rappresenta il maggior punto di forza. Evitare il dialogo non è produttivo. Soprattutto per il mondo artistico, ed in generale per la valorizzazione del patrimonio storico locale, un dipartimento universitario di scienze umane costituisce il naturale punto di riferimento. Quando esiste.

E ora da gennaio esiste. Non occorre essere scienziati per notare come il percorso voltiano langua; come la grande tradizione architettonica, pur valorizzata, possa esserlo ulteriormente; come manchi un museo di arte contemporanea (che darebbe una svolta al panorama culturale della città).

Con l’università occorre dialogare e l’Insubria c’è. Ed è anche l’unica università in città.

Como non è Boston che ne ha 60, ma neppure Milano che ne conta parecchie. Quando un dipartimento, come quello di Diritto Economia e Culture, ha dialogato con la città, le cose sono andate bene. Continua a farlo, ad esempio con proiezioni di film commentati a Sant’Abbondio, dove il pubblico è sempre numeroso.

Villa Olmo, l’area ex-Ticosa (a due passi da Sant’Abbondio: eppure si continua a parlare di progetti che la riguardano come se l’università non ci fosse), edifici come l’ex-Politeama e l’ex-albergo San Gottardo, Palazzo Natta, potrebbero essere tutti d’interesse per l’università, se vi saranno collaborazioni, incentivi, progetti comuni.

Como dovrà prima o poi offrire ai turisti musei in grado di attirarli, sulla sola bellezza naturale e architettonica non si gioca il futuro di una città che ormai è turistica per eccellenza.

Tutta l’Insubria, e non solo il dipartimento che dirigo, è disposta ad intensificare la collaborazione con la città, una città che l’accoglie da venti anni, ma che talora sembra non conoscerla, e non apprezzarla abbastanza.

Paolo Luca Bernardini

L’articolo che avete appena letto è stato pubblicato su ComoZero settimanale, in distribuzione ogni venerdì e sabato in tutta la città: qui la mappa dei totem

  1. Ettore

    Egregio professore , mi accorgo, da “ultimo della classe” di questi splendidi luoghi, che purtroppo chi cerca di evidenziare il latente stato delle cose in fatto di cultura e di espressione per una gestione piu’ interessata ad esaltare I luoghi e la storia culturale a Como spesso viene annoverato come polemico !
    ma io concordo con quello che scrive e pensa lei

  2. Luisa Corti

    Como è “indietro” grazie anche alla mancanza di capacità delle nuove generazioni, uscite dalle università, Comunque il mondo è grande…

  3. Pierida Somalvico

    Il fatto è che i comaschi non solo sono poco interessati a quel poco che si fa, ma anche quel poco che si fa, da loro fastidio .Così non si vs molto lontano

  4. Franco Prada

    Plinio, perche’ ci fosse una scuola a Como, l’ ha dovuta finanziare di tasca propria. E dopo 2000 anni siamo punto e a capo !

  5. Paolo Luca Bernardini

    Ringrazio tutti per i commenti e l’attenta lettura. Noto che nel nuovo numero di “Comozero” vi è un articolo sul patrimonio De Agostini. Prima idea: fare del Politeama lo spazio per il Museo De Agostini. Il mio dipartimento disposto a collaborare…

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