Punti di vista

La frana di Argegno e un territorio espropriato della sovranità. Como ha il suo duce: Anas

Si sta consumando qualcosa di inaudito e inaccettabile in provincia di Como. Si sta consumando un esproprio della sovranità politica, amministrativa, civile di un intero pezzo di territorio. Di migliaia di persone, di centinaia di amministratori, di decine di istituzioni. Tutti, tutte, tenute in “ostaggio” da un unico centro di inspiegabile, insondabile, invincibile di potere: l’Anas.

Non si può definire altrimenti l’incredibile vicenda che riguarda la frana di Argegno caduta 8 mesi fa. Otto. Mesi. Fa.

Dopo circa 250 giorni di attese, riunioni, promesse, promesse tradite, rinvii, appalti, comunicati, assemblee e ogni altra diavoleria possibile, un intero spezzone del Lago di Como, il famosissimo Lago di Como, pare destinato a subire supinamente, silenziosamente, passivamente una decisione devastante per le sue genti, la sua economia ma forse ancor prima per la sua dignità. E attenzione: devastante molto prima per il metodo che non per il merito, che in fondo parla di un cantiere che prima o poi sarebbe dovuto arrivare. Sono il come e quando che in questa storia fanno la differenza.

Ricordiamolo: senza voler banalizzare, si sta parlando di un fronte franoso di poche decine di metri. Un piccolo cumulo di sassi e fango che, dal settembre 2017 a oggi, è diventato simbolo e monumento della debolezza di un intero sistema. Un sistema comasco che ha nomi, cognomi, cariche pubbliche e private note in vari casi ben oltre i confini dorati del Lario. E che pure sembra ripiegato su se stesso.

Una provincia vassalla – o forse suddita – di un centro decisionale lontano e dispotico, che così come ha imposto un’attesa di 8 mesi per lo sgombero del materiale precipitato sulla strada, ora impone la chiusura totale della Statale Regine dalle 20.30 alle 5.30 del mattino per due settimane. Senza mediazioni. Senza spazi di manovra per chi qui vive e produce.
Zitti e muti, i comaschi: non fiatano i parlamentari, si odono flebilmente i consiglieri regionali, non si ascolta più di qualche vagito dalle assemblee locali.

Ci hanno provato 60 albergatori, oggi pomeriggio. Sessanta albergatori, la spina dorsale di un’intera economia del lago. Niente, nemmeno di fronte al grido di rabbia e allarme di chi questo territorio l’ha cresciuto, alimentato, portato alla gloria davanti al mondo ha smosso un sassolino. La decisione di Anas è presa: migliaia di persone, per 15 giorni, dovranno sobbarcarsi disagi, code e decine di chilometri in più perché tra Milano e Roma – dove pure i cosiddetti rappresentanti del territorio abbondano – così è deciso. Dopo 8 mesi di nulla.

Le proposte di modifica? Bocciate. Le ipotesi di modificare il calendario di piombo calato dall’alto (magari con meno ore di chiusura su più giorni, come sostengono il solissimo sindaco di Argegno e il consigliere regionale Angelo Orsenigo)? Tutto cassato, senza appello.

Anas ha deciso, la seduta è tolta: in piena stagione turistica – dopo due stagioni e mezza passate a studiare chissà cosa, prima di appaltare i lavori del valore di un’auto di lusso – comaschi, americani, tedeschi, albergatori, lavoratori, studenti devono obbedire. E basta. Nessun altro spazio di manovra è concesso. Così Anas ha decretato, secondo tempi, modi e volontà sue e unicamente sue.

Zitto e muto, il Lario tanto decantato. Oggi risulta che un esponente di minoranza ad Argegno, Renato Acquistapace, in consiglio abbia espresso solidarietà personale al sindaco del paese ma abbia anche rimarcato – ironia della sorte: solo anch’egli – le gravi responsabilità amministrative di chi finora ha fatto poco, troppo poco e forse non benissimo, per cambiare il corso ineluttabile degli eventi. Una goccia nel lago: zitti e muti quasi tutti gli altri amministratori di ogni risma, località e colore. E tacciano pure quei velleitari albergatori che hanno il solo merito di ospitare il mondo sul Lario e mettere Como nella valigia del mondo.

Altri hanno deciso per tutti. Hanno ordinato. I nostri cosiddetti “livelli istituzionali” possono tornare a battere i pugno quando non serve, al tavolo della briscola.

Intanto, Anas si è conquistata un merito sul campo, legittimamente: rivelare una volta per tutte chi governa davvero la viabilità e la vita sul lago più bello (e più debole) del mondo.

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