Punti di vista

Lucini, la (perfida) pacca a Landriscina e le colpe del centrosinistra su Villa Olmo

Ora, dunque, c’è la certificazione dell’enorme errore a monte compiuto dall’ex giunta di centrosinistra sull’intera operazione Villa Olmo-Fondazione Cariplo. E a sottoscriverlo pubblicamente è stato l’allora sindaco Mario Lucini, con l’intervista-attacco rilasciata a La Provincia, in cui si invita causticamente l’attuale primo cittadino, Mario Landriscina, “a concludere il progetto di qualificazione del compendio”.

Riqualificazione che, evidentemente, conclusa non è, e non soltanto per gli enormi ritardi bipartisan accumulati dalla concessione dei 5 milioni nell’aprile 2014 a oggi (giova ricordare che l’affannosa corsa attuale del Comune a chiedere un’altra proroga alla Fondazione viene dopo una prima dilazione di 2 anni già ottenuta dai precedenti governanti).

Premessa: in assoluto, come si può essere contrari al “consiglio” di Lucini di chiedere altri fondi all’avvocato Guzzetti per sottrarre finalmente la villa vera e propria dall’oblio e dai guai strutturali in cui giace e in cui dal centrosinistra è stata lasciata? Non si può, appunto. Sarebbe un po’ come dire che i desideri dei bambini a Natale sono un errore.

Dunque, per carità: se nell’arco dei prossimi 10 giorni esatti la giunta Landriscina e gli uffici tecnici riuscissero a trovare il modo per spillare altri milioni al forziere milanese per risanare Villa Olmo, questa sarebbe cosa ottima. C’è persino da augurarselo, in qualche modo. Poi, però, c’è anche la realtà dei fatti da tenere presente. E qui le cose (e soprattutto le responsabilità) cambiano.

Non si può far finta di ignorare, insomma, il tragico errore a monte, in tutta questa vicenda. E quel tragico errore è stato compiuto tutto tra il 2012 e il 2017, non oggi. Quel tragico errore è stato concentrare per 5 anni la spesa dei milioni ottenuti dalla Fondazione soltanto sulle aree verdi (il parterre, l’orto botanico, in prospettiva le serre che giacciono tuttora in un degrado mostruoso).

Per evitare malintesi: oggi tutte le aree interessate dai lavori sono certamente migliori di prima, più attrattive, finalmente degne della bellezza naturale dei luoghi. Soltanto chi è in malafede può negarlo. Ma l’orientamento dei primi 3 anni della giunta Lucini quasi soltanto per gli investimenti sull’aspetto green del compendio ha lasciato l’opera a metà. Zoppa come la famosa anatra.

Dedicare per 3 anni alla villa vera e propria soltanto le briciole del maxifinanziamento è stato un passo falso clamoroso, sublimato dalla ridicolaggine di avere oggi Villa Olmo inutilizzabile per metà (a parte il piano terra esattamente come prima, il resto è ancora un cumulo di degrado) ridipinta davanti e non dietro.

Aver totalmente trascurato il restauro profondo degli interni dell’edificio, non aver dato la priorità a quello che è il cuore pulsante dell’intera area è stato uno sbaglio colossale che non soltanto ha lasciato la dimora dimezzata ma ha di fatto privato la città della possibilità di avere finalmente una sede espositiva per eventi d’arte di livello planetario.

Ma c’è di più. Lucini, nell’intervista, afferma che a Cariplo “si potrebbero anche chiedere i fondi per sistemare anche il secondo piano della villa, intervento anch’esso non finanziato (come quelli per il ristorante, per il casino sud e la casa dei giardinieri, ndr) ma già messo nero su bianco anche in questo caso, visto che la Soprintendenza ha chiesto un progetto complessivo per gli spazi all’interno dell’edificio”. Si riferisce, però, l’ex sindaco a studi di fattibilità o poco più, che nessuno ha mai avuto il pregio di conoscere. Bene farebbe l’attuale esecutivo a mostrarli, quei progetti, per capirne sostanza reale e eseguibilità concreta.

Inoltre, al netto di quella che appare come una follia di partenza, ossia non finanziare il recupero del secondo piano della villa nell’ambito di un investimento milionario, andrebbe anche detto che la Soprintendenza intimò di presentare un progetto complessivo per gli spazi interni a causa delle carenze del progetto originario approntato dalla giunta Lucini, poiché quel progetto complessivo non c’era e non era forse nemmeno stato considerato; e da quello è discesa l’imbarazzante situazione attuale dell’edificio.

In conclusione, ben venga ogni suggerimento alla giunta attuale per recuperare finalmente tutta la villa, al di là della passione per la botanica e il verde. Basta non vestirla dell’ingenuità della pacca sulla spalla dell’amico che vuole il bene di tutti, poiché così non è.

C’è stata una giunta (la precedente) che nell’ambito di un colpaccio e di un’operazione sicuramente pregna di visione ha meritoriamente avviato il rilancio dell’area forse più importante e simbolica della città. Ma quella stessa giunta ha lasciato ai successori un lavoro gravemente incompleto (ricordiamo anche l’assenza di un piano di gestione del compendio) e che ora è forse un po’ troppo ingeneroso chiedere che venga risolto in 10 giorni contati.

  1. Andrea Leoni Zeman

    Pressapocaggine sia a destra che a sinistra, insomma.

  2. upocattivo

    …e se fossimo a Parigi: pressapochette.

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