Punti di vista

Vi sceglierei per l’offerta culturale. Ma a Como il mio voto fa schifo, opterò per un parcometro

Perché a Palazzo Cernezzi mi ignorate? Perché svilite e annientate così un desiderio, un’aspirazione tutto sommato banale di un cittadino qualunque? Perché un elettore che potrebbe orientare il proprio voto, soprattutto in caso di indecisione, sull’offerta culturale della città, vi fa schifo, in ultima analisi?

Vero, risiedo a Villa Guardia. Ma se i partiti che governano Como (dove ho vissuto, studiato e dove lavoro) mi rendono frustrato, difficilmente li sceglierò alle Politiche. Alle Regionali. O alle prossime Europee.

Un esempio. Parlavo con un noto esponente politico del capoluogo, qualche giorno fa.
Io: “Dovreste prendere la delega alla cultura, non c’è più l’assessore”.
Riposta: “La cultura?! Ma chissenefrega della cultura. Viabilità, parcheggi: quello piuttosto!”.
“Chissenefrega della cultura”. Qui siamo, oggi.

Intendiamoci: non si può dire in assoluto che Como – che però è capoluogo e non rione, ricordiamolo – manchi di un’offerta culturale. Abbiamo artisti di pregio, mostre ed eventi in cartellone, e non si può relegare tutto a “cosucce” (vedi Miniartextil, la Biennale d’Arte Contemporanea Giovane Creazione Europea, la recente esposizione-lampo alla Casa del Fascio, l’attivissimo Museo della Seta con un bel Manlio Rho in corso, qualche guizzo dei musei civici, quel tesoro del Teatro Sociale).

Però, però, però.

Giorni a cavallo di Capodanno. Chi andava a Bormio, chi alle Seychelles, chi – il sottoscritto – nelle nebbie spesse, fitte, che mordicchiano le ossa e ingoiano il sole nella Bassa Padana. Agriturismo a Canneto sull’Oglio, per essere precisi. Più o meno: stagni, pioppeti e, vabè, il mitologico ristorante “Dal Pescatore”.

E perché, direte voi – mentre Como, peraltro, attirava migliaia di persone con i Balocchi e i fuochi di Capodanno – ti sei cacciato in mezzo alle rane?

Un po’ vi ho buggerato: l’agriturismo in mezzo al canneto, in realtà, era piazzaforte strategica a mezza via tra i capolavori morbidi di arte, storia, architettura, gastronomia e gentilezza che rispondono ai nomi di Crema, Cremona e Mantova. Dunque sì, non proprio i sobborghi di Cinisello. Ma nelle brevi e affumicate giornate a cavallo dell’anno, fidatevi, laggiù c’è da gelare e perdersi tra le provinciali in foschie così dense da sembrare muri di zucchero filato.

Eppure mi ci sono infilato. E non solo per Sbrisolona e mostarde. Per la cultura.

A Cremona, per esempio, a vedere (al Museo Civico: imparare ragazzi, imparare) “Il regime dell’arte. Premio Cremona 1939-1941”, peculiarissima rassegna che ripercorreva le fascistissime ambizioni del ras locale Farinacci.

A Mantova ho volato con Chagall nei suoi magnifici teleri del “Teatro ebraico da camera di Mosca”. E poi ho abbracciato Tiziano (che non è Ferro) e Gherard Richter, a Palazzo Te.

In mezzo, naturalmente, ho mangiato (e speso), bevuto (e speso), dormito (e speso). Ma soprattutto, sono stato bene. Ero un elettore felice, in Bassa Padania. Vivevo lì (con rimpianto) la dimensione contenta dell’elettore medio che qui è ignorato. Sazio di zucca, di cultura, di sapere, di bellezza.

“La cultura? Macchisenefrega della cultura. I parcheggi contano”. Ma sì, esponiamo strisce blu a Villa Olmo. Voterò un parcometro, allora.

L’articolo che avete appena letto è stato pubblicato su ComoZero settimanale, in distribuzione ogni venerdì e sabato in tutta la città: qui la mappa dei totem.

  1. Comino

    “Che noia perdersi nelle nebbie. Meglio svegliarsi con calma, mangiare da all’Allyoucaneat cinese con tutta la famiglia, passare al centro commerciale a fare un giro (bello calduccio nel freddo invernale) e poi mettersi in macchina verso Como, passandoci il resto del pomeriggio in coda, così quando troveremo posto sarà buio e potremo vedere le luci. Per cena una pizza d’asporto dal turco vicino a casa perché sarà tardi, ci metteremo parecchio a uscire da Como. Che bella giornata :-)”. {visit Como XMas edition}

  2. Gioele

    Siamo già in due a votare il “parcometro”, almeno lui fa ciò che vuole la “gente”.
    In ogni caso non riuscirebbe a vincere le elezioni, gli amici “baluba” voterebbero il “semaforo” perché discrimina: prima il verde, poi il giallo e buon ultimo il rosso…….l’azzurro e il nero sono ormai solo comprimari e non servono più a nulla. L’ha spiegato il capitano ma deve averlo capito solo chi, l’altro ieri, ha salutato la maggioranza.

  3. mssmm

    secondo me manca la domanda; ho notato dei vuoti preoccupanti durante la stagione lirica al Sociale. Credo che Duchamp abbia ragione : ” l’arte non ha un’origine biologica. Di certo coloro che fabbricavano cucchiai di legno nella giungla del Congo, dinanzi ai quali ci si estasia al Musée de l ‘Homme, non li hanno fatti perché fossero ammirati dai congolesi “. Se poi entrano in scena gli intellettuali autoreferenziali, siamo a posto💤💤💤💤💤💤💤💤💤💤💤💤💤💤💤💤💤💤💤💤💤💤💤💤💤💤💤

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