sanità

Fabio: un direttore, un ospedale. Il Sant’Anna: “Neuroscienze, chirurgia e robot. Noi, eccellenza”

Suona anche bene dirlo: “Dea di secondo livello”.

Ha una sfumatura empirea, quasi mistica.

In realtà è pure blasone di importanza assoluta, quello che definisce e stabilisce la qualità e la quantità di prestazioni in ambito di Urgenza e Emergenza erogate dall’ospedale Sant’Anna di San Fermo che così, tra l’altro, fornisce “funzioni di più alta qualificazione legate all’emergenza, tra cui la cardiochirurgia, la neurochirurgia, la terapia intensiva neonatale, la chirurgia vascolare, la chirurgia toracica, secondo le indicazioni stabilite dalla programmazione regionale”.

Roba grossa, Doc Banfi.
Sia l’ospedale che l’intero network sanitario del territorio hanno abbandonato la condizione generalista arrivando a offrire un’attività centrata sulle linee specialistiche.

Tipo?
Già da tempo siamo profondamente specializzati in neurochirurgia, maxillofacciale, chirurgia vascolare. Oggi come Dea di secondo livello viene certificato il superamento della funzione generalista e tutto il metabolismo ospedaliero segue questa direzione. E’ stato certificato quanto già esprimevamo sul campo: abbiamo, per esempio, una radiologia d’urgenza, una radiologia interventistica e l’emodinamica h24.

Di fatto, un hub sanitario.
Esatto.

E quello che manca, per dire?
C’è uno schema convenzionale con gli altri ospedali. Nel nostro asset manca la cardiochirurgia ma abbiamo un accordo con Varese. Va detto che siamo molto autonomi in generale.

Ora sul piatto c’è il futuro piano organizzativo dell’ospedale.
Sì, con tre obiettivi. Primo, lavoriamo sulle neuroscienze coniugando diagnostica e interventistica. Secondo, ci stiamo focalizzando in ambito chirurgico-oncologico per quanto riguarda gli interventi testa-collo. Terzo: puntiamo su tutti i servizi connessi all’area materno-infantile e pediatrica. Proprio la pediatria, ad esempio, da qualche anno è orientata al trattamento dei pazienti cronici e fragili, oltre che delle malattie rare.

Come va a Menaggio dopo il ritorno (evviva) alla sanità comasca?
Abbiamo ricevuto un ospedale depauperato di risorse professionali, 37 unità in meno di cui 10 medici. Stiamo lavorando al rilancio e stiamo ottenendo i primi risultati.

C’è qualcosa che non funziona nel sistema sanitario di cui lei è a capo?
Alcuni settori scontano una certa precarietà dal punto di vista del personale, la stiamo affrontando.


E’ in carica da inizio anno. In sanità bisogna sempre avere buoni padri politici, chi sono?
Non sono nato senza levatrice ma devo dire che la mia candidatura è stata puramente tecnica e ha ricevuto un consenso territoriale.

Come riconosceremo il segno di Banfi nella gestione del Sant’Anna?
Vorrei potenziare ulteriormente il nostro parco tecnologico. Abbiamo avuto un finanziamento regionale per una nuova risonanza magnetica così come per altri dispositivi. Stiamo lavorando poi per aumentare i posti letto per la dialisi (12 in più entro il 2020 all’ospedale Sant’Anna) e dobbiamo completare i lavori del blocco operatorio di Cantù.

E poi c’è Da Vinci. Robot-chirurgo.
C’è un accordo con l’Università dell’Insubria che ha reclutato docenti con competenze in chirurgia robotica. Collaboriamo con Asst Valle Olona e Asst Sette Laghi di Varese che ha il primario di urologia specializzato nel settore e al nostro interno abbiamo risorse formate in ambito urologico e della chirurgia generale.

Quanti interventi ha effettuato quest’anno Da Vinci?
Circa 30, abbiamo ristretto il campo d’azione.

Un po’ pochini.
La macchina è stata utilizzata dal 2010 con alterne vicende non sempre soddisfacenti. Ora con l’appoggio della Regione consolideremo le procedure.

Cioè? Spieghi.
L’obiettivo è arrivare a 200-250 interventi annui ma molto specializzati, cioè in ambito urologico e per alcune procedure di chirurgia generale. E’ importante eseguire procedure precise per il massimo vantaggio del paziente.

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