sanità

Sant’Anna, il Pronto Soccorso e i segreti di un primario laghée: “Emergenza-urgenza, la nostra specialità”

“In questo momento sono felicissimo perché l’ospedale Sant’Anna di San Fermo della Battaglia sta crescendo. E’ una soddisfazione essere diventati un Dea (Dipartimento d’emergenza e accettazione) di secondo livello perché significa che chi è ai vertici comprende che il Pronto Soccorso è la ‘porta’ di ogni ospedale”.

A parlare è Roberto Pusinelli, dal 2017 primario dell’Unità Operativa di Pronto Soccorso e Osservazione Breve e Medicina per Acuti dell’ospedale comasco ma anche capo dipartimento dell’Emergenza Urgenza di tutti i presidi sanitari di Asst Lariana. Classe 1960, originario di Nesso, ci tiene a precisare “un laghée da generazioni”, ha studiato all’Università di Pavia specializzandosi in Chirurgia d’Urgenza e di Pronto Soccorso nel 2000. Poi il ritorno a Como e l’inizio dell’attività professionale.

Lei lavora al Sant’Anna da più di 20 anni. Come è cambiato il Pronto Soccorso?
Quando sono arrivato la disponibilità di posti letto era sicuramente maggiore, ogni settore era molto più ampio. A quell’epoca il Pronto Soccorso era completamente diverso: si trattava di accettazione e cure “limitate”. Oggi ci occupiamo anche di diagnosi e ricovero ma soprattutto non ci si basa più solo sull’esperienza del medico, si seguono dei protocolli specifici che evitano il sovraffollamento del reparto ed esami inutili. Un punto fermo però è rimasto nel tempo: sono i medici del Pronto Soccorso a decidere se un paziente ha la necessità di essere ricoverato, quindi è anche nostro compito avere ottimi rapporti con ogni reparto.

Oggi l’ospedale Sant’Anna è un Dea di secondo livello. Cosa significa?
Significa che non siamo più un Pronto Soccorso normale, siamo un riferimento regionale per alcune alte specialità come la chirurgia toracica, quella vascolare e la neurochirurgia. Inoltre abbiamo una radiologia interventistica h24 per 365 giorni all’anno oltre a una terapia intensiva neonatale. Siamo diventati un ospedale dedito all’Emergenza Urgenza.

Già da diversi anni il periodo invernale è difficoltoso per il Pronto Soccorso a causa dell’elevato numero di casi di influenza. Prevedete gli stessi disagi?
Purtroppo sì, il problema si ripresenterà anche quest’anno. Principalmente perché in provincia di Como, come in tutta Italia, la popolazione invecchia e tanti sono i pazienti cronici, che hanno più probabilità di incappare in complicanze a causa dell’influenza. Poi c’è un secondo elemento che non aiuta, ovvero quelle che io definisco “urgenze soggettive”. Molte persone infatti non hanno tempo né voglia di andare dal proprio medico di base, così vengono in Pronto Soccorso, certi di trovare h24 un medico. Questi pazienti però intasano le diagnostiche, i laboratori, la struttura e spesso si arrabbiano perché l’attesa è troppo lunga, incuranti che magari nel frattempo è arrivato un politrauma a cui il medico deve dare la precedenza.

Qual è al Sant’Anna la situazione relativa ad aggressioni verbali e fisiche nei confronti degli operatori sanitari?
Ci tengo a precisare che alcuni dati resi noti recentemente sono falsati. Insomma, Como non è il Bronx. Gli scontri verbali capitano, è vero. Quelli fisici invece sono molto rari e solitamente coinvolgono persone malate in carico alla psichiatria oppure che abusano di alcool o droghe. In linea di massima però, lo voglio sottolineare, il comasco è educato.
Un altro grosso problema degli ospedali italiani è la carenza di personale e il ricambio generazionale dei medici. Lo sente anche Como?
Certamente avremmo bisogno di più personale e fortunatamente il direttore generale ha autorizzato la disposizione di concorsi pubblici. Il problema però è che i medici sono pochi e il fatto che siano state bloccate le immatricolazioni e chiuse le scuole di specialità è assurdo.

C’è un caso che in tutti questi anni le è rimasto particolarmente a cuore?
Risale a circa 10 anni fa. Un uomo di mezza età era venuto al Pronto Soccorso accompagnato dalla figlia, avrà avuto 12 o 13 anni. Lui aveva una broncopolmonite. Lo stavo dimettendo quando ha avuto un arresto cardiaco. La sua “fortuna” è che si trovava nel corridoio dell’ospedale: fosse successo nel parcheggio oggi non sarebbe qua. Abbiamo scoperto che aveva un vizio di conduzione congenito al cuore. Lui e sua figlia da allora ogni anno, nel periodo di Natale, vengono in ospedale per salutarmi e ringraziarmi. L’ultima volta che li ho visti quasi non riconoscevo più la figlia, tanto era cresciuta, la quale mi ha confidato che sta studiando medicina all’università per la passione che ha visto quella notte in chi voleva salvare suo padre.

L’articolo che hai appena letto è stato pubblicato su ComoZero settimanale, in distribuzione ogni venerdì e sabato in tutta la città: qui la mappa dei totem.

  1. Michele

    Al p.s. del S.Anna lavorano persone eccezionali che mettono a disposizione di tutti la loro professionalità ed umanità; ho “toccato con mano” nel mese di giugno quando, a seguito di un incidente domestico, ho rischiato tre dita della mia mano destra. Non solo il medico di primo intervento ma anche le infermiere tutte. Lo stesso vale per gli altri medici del reparto di chirurgia plastica, professionalità eccelse. Fa male vedere che a causa di politiche aziendali “sbagliate “, debbano scappare. Un grazie a tutti gli operatori del S. Anna

  2. Luigi Maestri

    Per esperienza personale, tra suocera e mamma è ormai 35 giorni che frequento l’ospedale, devo dire che sia il pronto soccorso che strok che neurologia che cardiologia sono degli ottimi reparti.
    Devo dire grazie soprattutto ai medici del reparto di fisioterapia che si sono accorti di un ulteriore aggravamento di mia madre e hanno predisposto ulteriori accertamenti

  3. Concordo, sono veramente degli “angeli”.
    Purtroppo sono pochi, le riforme della sanità impoveriscono anche la quantità di personale.
    Ringrazio il P.S. perché con la loro competenza hanno diagnosticato una malformazione cardiaca a mio papà, ovvio con l’aiuto di specialisti, ma l’intuizione è avvenuta lì.

  4. Giorgia

    Li devo ringraziare per avere salvato la vita al mio fidanzato e poi per avermi aiuto con mio figlio

    il pronto soccorso, terapia intensiva, obi, pediatra, neurologia ma soprattutto medicina 3 non solo sanno fare bene il loro lavoro ma sono anche degli angeli, gentili e comprensivi.

    Se posso fare un appunto al day hospital sono meno disponibili verso i parenti dei pazienti

  5. Michela

    Il PS è un disastro altro che eccellenza gli infermieri e le infermiere sono bravissime ma il resto non prendiamoci in giro mancano medici organico sottodimensionato e mancano anche le basi ..cuscini coperte .. per cuscino ti danno una coperta e poi ti devi portare la coperta da casa x coprire il pz. alcuni medici sottovalutano i pazienti e li dimettono poi il giorno della dimissione ops arriva il decesso..
    No non è un eccellenza è uno dei tanti disastri della sanità magari non la peggiore ma certo non si può reputare la migliore
    Non lodatevi perché proprio manca la base per la lode migliorate perché nelle Vs mani arrivano il padre la madre o il figlio di qualcuno e se fosse il Vs?

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