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Sanità in centrolago, Mauro Guerra e il documento per la rivoluzione

E’ tutt’altro che dimenticata o conclusa la battaglia per la sanità del Centro Lago, anzi. Entro pochi giorni la voce di un territorio formalizzerà, dopo le ampie promesse arrivate da Palazzo Lombardia, nero su bianco ogni richiesta annunciata nelle scorse settimane. Si tratta di un documento che annuncia diverse sorprese quello che, su delega dei colleghi, il sindaco di Tremezzina, Mauro Guerra, sta ultimando in queste ore e di cui possiamo anticipare diversi passaggi.

Con ordine: quella della sanità del CentroLago è storia che su queste pagine raccontiamo da mesi e che oggi, dopo un maxivertice di alcuni giorni fa che ha coinvolto tutti gli amministratori tra sponde e valli, sta per arrivare a una svolta decisiva. Come detto è a un passo dall’essere ultimato un imponente dossier che con voce (quasi, poi spiegheremo perché) unanime verrà sottoposto all’assessore regionale al Welfare, Giulio Gallera al presidente del Consiglio Regionale, il comasco Alessandro Fermi.

LE PREMESSE

La riforma sanitaria varata dalla regione nel novembre del 2015 ha scorporato i comuni del medio e dell’alto lago dal resto della provincia di Como inserendoli nell’Ats della Montagna e nell’Asst della Valtellina e dell’alto Lario nonostante le enormi perplessità – quando non aperte contestazioni – arrivate da più parti: medici, infermieri, sindacati, ordini professionali e alcuni (ma all’epoca, a onor del vero va ricordato, solo alcuni) amministratori locali che paventavano un potenziale logistico disastroso per utenti, personale e turisti.

Addirittura, un documento di dieci pagine stilato cinque mesi dopo la riforma da Ordine dei Medici, degli Odontoiatri, dei Farmacisti, Infermieri e sei sigle sindacali si è rivelato una profezia che annunciava la storia di oggi. Un elenco puntuale di quanto l’accorpamento stava causando, e avrebbe causato nel tempo. Pur con toni istituzionali e valutazioni tecniche, il dossier, tracciava un quadro durissimo: problemi viabilistici, logistici, sovrapposizioni di competenze, chiusura dei processi di informatizzazione, deficit di personale e di informazioni, grave riduzione della qualità dei servizi per pazienti e operatori, immensi disagi per l’ospedale di Menaggio.

PER APPROFONDIRE:
Sanità in Centrolago, la profezia del disastro in un documento. Stasera il super-vertice

 

IL SUPERVERTICE

Se oggi in sostanza tutti gli amministratori del Centrolago si schierano per un ritorno a Como (va riconosciuta l’onestà intellettuale di alcuni che si sono scusati), si è detto, qualche anno fa i contrari erano poche mosche bianche. Tra le voci più forti degli allora pochi dissidenti quella di Mauro Guerra, sindaco di Tremezzina (più volte deputato della Repubblica). Pochi giorni fa dopo un incontro che ha visto al tavolo tutti gli amministratori coinvolti dalla riforma, Guerra è stato incaricato di stilare un documento, anzi IL documento che, come detto, approderà sul tavolo dell’assessore Gallera e del presidente Fermi. Due nomi pesantissimi che poche settimane fa si sono impegnati in prima persona perché “entro l’estate” sia preso un provvedimento risolutivo. Qui la doppia intervista, con promessa:

Sanità Centrolago, la svolta. Promessa di Fermi e Gallera: “Provvedimento entro l’estate”

CRONACA DI UN DISASTRO

Il dossier a firma Guerra, al momento 9 pagine densissime tra premesse analisi e richieste, è una denuncia lucida e secca. Un lungo elenco di disgrazie logistiche. Solo per esempio, racconta Guerra: “’L’azzonamento comporta notevoli disagi, sia per i pazienti che spesso vengono ricoverati in strutture a quasi 200 Km da casa, che per i parenti che per poterli assistere si vedono costretti a soggiornare in albergo se non addirittura ad affittare un appartamento”, e questo succede “in un territorio, tra la Val d’Intelvi, la Val Cavargna sul lago e Sondrio e Sondalo, nel quale non esiste un sistema coordinato e collegato di trasporto pubblico, per cui un viaggio sui mezzi pubblici potrebbe richiedere una intera giornata”.

PER APPROFONDIRE
L’Ospedale di Menaggio e la morte per asfissia, Mandressi (Cgil): “Medici in fuga”

C’è poi il drammatico depotenziamento dell’Ospedale di Menaggio: radiologia in ginocchio, personale sempre carente, medici in fuga, costi enormi per compensare i servizi. E’ il caso degli anestesisti, anche qui solo per citare uno tra i tanti problemi: “I turni mancanti – spiega Guerra – vengono coperti o con anestesisti provenienti da altre strutture della Asst o da Anestesisti provenienti dall’ospedale di Gravedona con il quale è in vigore una convenzione (al costo di 1300 euro al giorno)”. Il menù si completa con con problemi per Autoambulanze, Guardia Medica, Guardia Medica Turistica, sistemi informatici a mezzo servizio, Centro Unico di Prenotazione lento (“quando funziona”) e via tratteggiando un quadro che in questi mesi abbiamo cercato di descrivere ogni giorno, assai spesso grazie alle segnalazioni arrivate direttamente dal territorio alla redazione (redazionecomozero@gmail.com):

PER APPROFONDIRE 
SANITA’ IN CENTROLAGO: TUTTE LE TAPPE DI UN FALLIMENTO

Un episodio, in particolare raccontato dal primo cittadino di Tremezzina simboleggia la totale sfiducia dei cittadini nei confronti di un sistema che, dobbiamo ricordarlo, è sempre pubblico. “In molte aree del centro lago e delle valli – è la denuncia – diverse persone per evitare che, chiamando l’ambulanza e quindi il servizio di emergenza, i pazienti vengano avviati nella maggior parte dei casi verso la Valtellina, preferiscono caricarsi in auto il famigliare affetto da una patologia acuta e recarsi personalmente nei Pronto Soccorso di Como per evitare di finire in nosocomi lontani”.

LE RICHIESTE: UNA RIVOLUZIONE NON SOLO PER IL CENTROLAGO

Sono due le proposte messe in chiusura dell’ampia riflessione. L prima offre una visione più complessiva del tema sanitario e non guarda solo il CentroLago. “In via principale – dice Guerra – chiediamo di ricostituire nell’organizzazione del sistema sanitario e socio sanitario lombardo l’unità territoriale della Provincia di Como, facendo corrispondere ad essa una autonoma Ats e Asst”.

Di fatto si chiede un ripensamento generale della sanità lariana: via gli sconfinamenti con Varese e un sistema organizzato sul perimetro geografico della provincia. U ritorno alle origini. “Un assetto più ordinato e funzionale – spiega Guerra –  dell’organizzazione dei sistemi ospedaliero, sanitario e sociosanitario, in miglior coordinamento con quello socio assistenziale e con il mondo della sussidiarietà, secondo I principi indicati nella stessa legge di riforma, comporterebbe la costituzione di una Ats e di una Asst lariana comprendenti l’intero territorio della Provincia di Como”.

Una soluzione che “non impedirebbe, anzi consentirebbe di gestire al meglio, quelle politiche speciali per la montagna, giustamente individuate per fronteggiare le diverse condizioni di disagio, nelle aree montane della provincia. Per perseguire queste politiche non è necessario, anzi può rivelarsi controproducente e fonte di ulteriore marginalità, rinchiudere le aree montane dentro un unico e specifico ambito di organizzazione dei servizi, da Lanzo Intelvi o da Cavargna alla Valle Camonica”.

Ats e Asst che riuniscano la provincia di Como sono la nostra principale richiesta“. Ma nel caso in cui Regione Lombardia” non dovesse ritenere di accedere a questa soluzione chiediamo che almeno I territori della sponda occidentale del medio lago e delle sue valli dei Comuni della ex USSL 18 vengano reinseriti negli ambiti della ASST Lariana e dell’ATS dell’Insubria”. Cioè un ritorno alla più “modesta” ipotesi di questi mesi: da Menaggio a scendere tutti di nuovo con la sanità del capoluogo.

Questi territori – spiega Guerra dal punto di vista storico, culturale, socio economico, dei trasporti e della mobilità, dei sistemi dei servizi pubblici, della organizzazione amministrativa, hanno fatto e fanno riferimento a Como ed alla sua provincia più che a Sondrio e alla Valtellina. Ciò vale anche per l’attuale organizzazione dei servizi e dei sistemi socioassistenziali, ma anche per quelle reti e quel mondo dell’associazionismo e del volontariato che regge e da’ contenuto ai principi poi si sussidiarietà enunciati nella legge di riforma. Organizzazione, mondo e reti che hanno quasi tutti I loro fili e le loro relazioni intrecciate con enti e soggetti del territorio comasco non con quello di Sondrio e della Valtellina”.>

Su queste proposte chiediamo di aprire un confronto vero con Regione Lombardia, che valorizzi e pratichi effettivamente la verifica triennale prevista dalla legge di riforma, utilizzando anche gli strumenti e le modalità della cosiddetta clausola valutativa”, è la richiesta che “in ogni caso e comunque” vuole “un tavolo di lavoro con la rappresentanza dei Comuni dell’attuale Distretto del MedioAlto lario per l’elaborazione di un progetto che garantisca: la salvaguardia, tutela e valorizzazione funzionale dell’Ospedale di Menaggio, la valorizzazione, secondo le linee guida contenute nella riforma regionale, mediante la programmazione di strumenti e modalità adeguate del sistema della medicina di base, la programmazione della massima e più efficiente ed efficace integrazione sul territorio dei sistemi ospedaliero, sanitario, socio-sanitario e sociale l’applicazione al territorio del medio e alto lario delle prerogative e disposizioni speciali previste dalla legislazione lombarda in materia per le aree comprese nell’ATS della montagna”

Dunque il peso specifico politico del documento ormai quasi pronto è macroscopico poiché appoggiato di fatto da tutti i sindaci, presidenti di comunità montane e amministratori coinvolti dal disastro cioè da Menaggio in giù, valli comprese. Altro discorso è la posizione che plausibilmente prenderanno – a dossier ultimato i rappresentanti dei comuni dell’AltoLario, cioè da Dongo a salire, che trovandosi più vicini a Sondrio (e forti della prossimità all’ospedale di Gravedona, privato ma convenzionato) non hanno mai espresso particolari disagi.

 

 

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