Cultura e Spettacolo

Il genio di Giuliano Collina racconta cantieri e scavi. Taglio del nastro per “Inerti”

Giuliano Collina, classe 1938, lariano e riconosciuto artista di fama nazionale, sbarca a Como e a Campione d’Italia con una personale tutta dedicata a un soggetto a lui molto caro: i cantieri.

La mostra, intitolata “Inerti”, sarà inaugurata da The Art Company alle 18.30 di venerdì 11 nello spazio Rattiflora di via Borgovico 163 a Como e presenterà un insieme di elementi tratti dal mondo dei cantieri: scavi, pilastri, pavimentazioni, mattoni, recinzioni e segnaletica solo per citare alcuni degli elementi presenti nelle opere.

Questa mattina, in una conferenza stampa sempre in via Borgovico erano presenti l’artista, Stefano Roberto Mazzatorta, Roberto Borghi in qualità di critico d’arte e curatore di mostre d’arte contemporanea, l’assessore alla cultura del comune di Campione d’Italia Annalisa Barbara Piccaluga e il fotoreporter comasco Carlo Pozzoni.

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“L’inerzia – come afferma Borghi – è qualcosa che emerge fortemente dai quadri di Collina, che colgono in un certo senso qualcosa di statico in un processo dinamico. Sono nature morte con soggetti edilizi”.

Come spiega il maestro, “Inerti” nasce da un semplice gesto: guardare fuori dalla finestra del suo studio per trovare l’ispirazione. Banalmente, ciò che Collina vede, dipinge. Dal muro di fronte, ai muri in generale, alle loro tecniche di costruzione il passo per l’artista è stato decisamente breve.

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“A nome dell’Amministrazione comunale e mio personale – spiega Piccaluga – sono felice di ospitare nella Galleria Civica il maestro Collina. Sono fermamente convinta che la cultura possa portare una ventata di positività per il futuro della nostra comunità”.

E tuttavia la cultura di Collina deve essere presa per ciò che appare: “Quello che vedete esposto – spiega l’artista – è una rappresentazione molto elementare del reale: mattoni e tegole, un architrave, un semaforo e così via. L’unica opera che potrebbe creare equivoci è il quadro “Demolizioni”. Non c’è nessuna intenzione di voler parlare di macerie, miseria e guerre della storia contemporanea, la mia è semplicemente una demolizione di cantieri: quando si abbatte qualcosa prima di costruirne un’altra”.

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