Cultura e Spettacolo

La grande architettura negli anni del regime fascista: super concorso fotografico del Maarc

Un concorso fotografico tutto centrato sull’architettura degli anni del regime fascista, tra il 1925 e il 1945. A bandirlo è il Maarc-Museo Virtuale Astrattismo e Architettura Razionalista Como con l’obiettivo di “porre l’attenzione sullo straordinario e complesso patrimonio architettonico appartenente al periodo che va dalla seconda metà degli anni ’20 alla soglia della seconda guerra mondiale (1925/1945), opere che hanno lasciato un’impronta profonda nel tessuto urbano delle città italiane”.

Il bando individua una selezione di 239 opere (Elenco Edifici allegato) dislocate in 82 città, che interessano tutte le regioni italiane, privilegiando edifici legati alla pubblica amministrazione, quali palazzi di giustizia, uffici postali, sedi assicurative, stazioni, edifici pubblici di varia natura.

Possono partecipare fotografi amatoriali e professionisti di qualsiasi nazionalità, purché abbiano compiuto il 18° anno di età alla data di iscrizione al premio.

Per partecipare bisogna inviare fino a un massimo di 5 foto, che possono essere relative a uno solo degli edifici della selezione allegata al bando oppure a edifici diversi, sempre appartenenti alla selezione allegata.

“Molti di questi edifici hanno subito adattamenti, trasformazioni, cambi di destinazione d’uso, superfetazioni tali da averne compromesso la qualità originaria – si legge nella presentazione del concorso – L’obiettivo è quello di contribuire a liberare questo patrimonio da letture ancora connotate da considerazioni politico-ideologiche, valutandolo in termini di qualità architettonica e di adeguatezza della risposta alla richiesta di tipi edilizi legati a funzioni rinnovate”.

CLICCANDO QUI TROVATE GLI EDIFICI SELEZIONATI, INFO, DATE, COSTI PER LA PARTECIPAZIONE

AGGIORNAMENTO
Fascismo, Razionalismo, architettura. Era ora, si fanno i conti. Gianotti: “Conoscenza, ideologia, equivoci”

  1. Claudio Biffi

    Titolo fuorviante… Il fascismo non c’entra nulla con il razionalismo

    • Emanuele Caso

      Infatti c’è scritto la grande architettura “negli anni del regime”, non la grande architettura fascista. E in generale sulla sua negazione assoluta si potrebbe discutere molto a lungo. Cordiali saluti

  2. I commenti qui sopra ci dicono che l’iniziativa a cui teniamo molto come Made In MAARC è utile!
    Il nostro intento è proprio quello di evidenziare le variegate correnti architettoniche che espressero opere di grande qualità pur nella diversità dei presupposti, per cui non solo architetture razionaliste in senso stretto, ma anche tutti quegli edifici che si rifanno a una semplificazione delle forme di tipo protorazionalista, a quelli di impronta classicista o pesantemente monumentalista. 
    Che nomi dare a queste correnti? Gli equivoci sono frequentissimi, anche tra di noi architetti, sembra proprio che manchi un vocabolario comune e condiviso.

    Anche per questo, l’esito del concorso, con la selezione dei vincitori, si accompagnerà a una giornata di approfondimento più accademico che dovrebbe servire a individuare in termini più puntuali i confini delle varie correnti architettoniche e in alcuni casi a esprimere anche una definizione adeguata della corrente stessa. Ci piacerebbe contribuire a divulgare maggiormente una conoscenza più precisa e meno superficiale dell’architettura tra le due guerre, ancora oggi non completamente libera da presupposti ideologici. Trovare insieme le parole giuste!

  3. lorenza ceruti

    Abbiamo pensato molto a quale potesse essere il titolo per il concorso proprio per non urtare le molteplici sensibilità, sia dal punto di vista umano che architettonico. Non abbiamo volutamente utilizzato i vocaboli “scomodi” e ormai anche “abusati”. Davvero vorremmo trovare le parole giuste!
    Sappiamo bene che è una storia molto vicina a noi, una storia ancora da studiare tanto, da capire e da metabolizzare.
    L’architettura è sempre stata importante in qualunque momento storico ed il ventennio fascista è stato un momento importante in materia urbanistica e architettonica, in cui si è assistito alla realizzazione di intere città, di opere edilizie pubbliche e private ed infrastrutture che hanno totalmente cambiato il volto dell’Italia, opere che ancora noi oggi utilizziamo, viviamo, percorriamo, e magari apprezziamo spesso ignorando la loro storia e la loro data di nascita. Già visionando l’elenco degli edifici allegato al bando, che sono comunque una piccola parte di quello che è stato costruito durante questo periodo, ci si può rendere conto di che patrimonio stiamo parlando.
    Non a caso abbiamo scelto come iniziale strumento di indagine la macchina fotografica, uno strumento che possiamo reputare “neutro” e libero e che potesse soprattutto coinvolgere moltissime persone e non solo addetti ai lavori.

  4. Francesca

    Torviscosa?!!!!!

  5. Paola Barbieri

    Complimenti per la scelta. Negli anni 70 mi sono laureata a Pavia con Rossana Bossaglia, una storica dell’arte di sinistra, tra le prime a rivalutare il patrimonio architettonico ed artistico degli anni del fascismo, e a trasmetterlo a noi studenti con rigore e passione. Questa formazione mi ha concesso uno sguardo libero da schemi sul nostro patrimonio architettonico del 900, cosa particolarmente utile a Como, città nota per i capolavori del razionalismo , ma anche per il consumo di quel linguaggio. Senza dimenticare nel resto d’Italia Romaeur, Milano, Sabaudia, Latina , le città nuove e mille altre. Concordo. Ottima scelta!

  6. Nadir

    L’architettura è stata sicuramente nei secoli sintomo di grandezza e bellezza ecco perché si deve uscire dai soliti stereotipi scomodi il patrimonio costruito nel ‘900 deve essere conosciuto alle nuove generazioni perché assai importante per la storia del nostro bel Paese

  7. David Ferrario

    Chiamiamolo PALAZZO TERRAGNI, credo che sia unico mido per evitare polemiche. Importante preservarlo e valorizzarlo.
    Grazie di Cuore a Ebe Gianotti e sua Associazione per quanto stanno facendo.
    Il padre del Razionalismo italiano, o almeno uno dei padri fondatori, Giuseppe Terragni, morì a soli 39 anni in conseguenza della Seconda Guerra Mondiale, ma nella sua breve vita ha lasciato un segno indelebile nella storia dell’architettura e dell’arte italiana. È uno dei pochi architetti fascisti che non è stato completamente dimenticato o rimosso dalla coscienza di questo Paese, in quanto le sue opere ancora oggi parlano per lui, levano la loro voce silenziosa, superando tutte le faziosità politiche e partitiche. A Terragni sono continuamente dedicate mostre, saggi, rivisitazioni, e schiere di studenti si formano sul suo progetto visionario e rivoluzionario. Terragni era comasco, e la sua città conserva molte delle sue principali realizzazioni, come la Casa del Fascio. Per Terragni l’architettura doveva essere semplicemente l’espressione di un popolo. Il padre Michele lavorava nel campo dell’edilizia, e la famiglia si trasferì da Meda, dove Giuseppe era nato nel 1904, a Como, per consentirgli di svolgere gli studi. Nel 1926 Terragni si laurea presso la Scuola superiore di Architettura al Politecnico di Milano, firmando in quello stesso anno, insieme al cosiddetto Gruppo dei 7, il manifesto del razionalismo italiano, che negli anni successivi diverrà il Miar, il Movimento Italiano di Architettura Razionale. Aderisce all’astrattismo e nel 1933 fonda insieme con altri architetti la rivista Quadrante. La sua carriera si svolge in questi dieci anni, prima dell’inizio del conflitto mondiale, al quale parteciperà e tornerà provato ed esaurito fisicamente, tanto che il 19 luglio 1943 non supererà una trombosi improvvisa.

    Terragni profeta del fascismo sociale e proletario

    Nonostante i tentativi postumi di appropriarsi dell’arte e del genio di Terragni, egli fu sempre un convinto fascista che traspose nella sua opera le sue solide convinzioni politiche e sociali. Bruno Zevi scrisse che Terragni era untegralmente fascista, ma che il fascismo in cui lui credeva era immaginario. Probabilmente è così, ma è certo che Terragni si abbeverò ai movimenti modernisti provenienti dall’estero, soprattutto dalla Germania, dove si recò diverse volte. Terrgani aveva aperto a Como uno studio con il fratello Attilio, ingegnere, e si era dedicato all’urbanistica delle sua città, realizzando ad esempio il Novocomum, edificio talmente all’avanguardia che all’inizio fu anche contestato. Dopo diverse realizzazioni, come il monumento ai Caduti ad Erba, nel 1932 Terragni costruì la Casa del Fascio di Como, considerato da molti il suo capolavoro. Nel 1936 realizzò l’Asilo Sant’Elia, nei quartieri operai di Como e non nei quartieri bene, teso – come disse lui stesso – a liberare la donna dalla sudditanza dei lavoro domestici e a dare ai bambini uno spazio luminoso, sano, opera perfettamente inserita nel moderno programma sociale del fascismo. La sua opera si è sviluppata maggiormente in Brianza e a Milano, oltre ad aver partecipato a diversi concorsi, come quello per il Palazzo Littorio e per il Palazzo dei Congressi all’Eur insieme ad altri colleghi. Su Giuseppe Terragni sono stati scritti libri, monografie, saggi, articoli e le sue idee vengono considerate oggi come il superamento del razionalismo.

    David Ferrario

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