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Dalle tapparelle-horror alla concessione: per lo stadio malconcio il tam tam #svegliaComune

Forse non ne rappresentano l’aspetto più artistico, monumentale, pregiato in senso assoluto. Eppure anche loro sono parte della storica “faccia” dello Stadio Sinigaglia di Como, inaugurato nel 1927 come un vero gioiellino polifunzionale (oltre al rettangolo verde per il calcio c’erano anche il velodromo e la pista per l’atletica; 6mila persone la capienza complessiva) e diventato negli anni 30 il fulcro di una vera cittadella dello sport all’interno della cittadella dello sport.

Oggi è quel che conosciamo: un involucro esterno a tratti ancora uguale all’originale (da intendersi post ampliamento-balilla anni ’30) e un impianto interno che – al di là della bellezza paesaggistica in cui si immerge – è una sorta di mostro informe e a tratti assolutamente malconcio tra rimaneggiamenti, demolizioni, ricostruzioni, tubi Innocenti, rappezzi e così via.

Tornando all’inizio, “loro” sono le lunghe tapparelle rettangolari che chiudono (male, malissimo) gli “occhi” dell’edificio.

Per carità, non il maggior problema dell’impianto nel suo complesso. Ma certamente un elemento di primo impatto sul monumento che mette tristezza.

Ce se non di vario tipo, purtroppo.

Afflosciate.

Bucate.

Inclinate.

Tenute pietosamente semiaperte da mattoni o simili.

Elementi simbolici, più che drammatici, ci mancherebbe. Eppure anche da questi piccoli (piccoli?) elementi negli ultimi giorni è partito un tam-tam dei tifosi del Como che sotto l’hashtag #svegliacomune comprensibilmente reclamano una maggiore cura, una maggiore attenzione, una qualche forma di percepibile interesse del Comune verso lo stadio di sua proprietà.

E non solo sulle tapparelle si concentra l’appello, ovviamente. Anche per avere una risposta indiretta a quelli che sono i chiari desideri della nuova società, a partire da una concessione dell’impianto che non abbia più il respiro cortissimo dei 12 mesi ma un orizzonte decisamente più ampio (la richiesta di Gandler&Co è di 6 anni rinnovabili per altri 6). Un primo passo che forse potrebbe spianare la strada a un ragionamento ben più corposo su ammodernamento e rilancio del Sinigaglia.

Questo secondo punto è complesso, qualche riflessione non immediata a Palazzo Cernezzi ci può anche stare (in tempi ragionevoli). Un segnale di attenzione e mano tesa che parta, perché no, proprio da una piccolezza come le tapparelle, che poi piccolezza forse nemmeno è, sarebbe effettivamente auspicabile.

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