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“La mia apocalisse”. Nella casa (segreta) di Danilo con bunker anticatastrofe

Danilo ci attende davanti all’entrata di una insospettabile villetta a schiera in un luogo che – per esplicita richiesta – non possiamo rivelare, al congiungersi delle province di Como, Milano e Varese.

Passando per il soggiorno, dalla cui porta a vetri si intravedono le sagome di due cani di grossa taglia, imbocchiamo la scala che porta al seminterrato.
“Ti ringrazio per gli accorgimenti che prenderai nello scrivere l’articolo – spiega Danilo, mentre ci accomodiamo su un divano, tra una macchina da pesi e un sacco da boxe – come capirai non voglio che si sappia di quello che tengo qui”.
Danilo è un prepper, termine inglese dal verbo “to prep”, prepararsi. Si tratta di una sottocultura prevalentemente nata in America intorno agli anni ‘30, ma diffusasi in tutto il mondo. I prepper sono persone convinte che situazioni di emergenza prolungata possano stravolgere l’ordine politico e sociale da un momento all’altro. Di fronte all’inevitabile, l’unica soluzione è prepararsi al peggio, per Danilo e per centinaia di altri prepper.

Danilo si definisce “previdente”, in una posizione a metà tra gli estremi di chi attende l’apocalisse e “l’incosciente” che ignora il problema, spiega.
“Ho sempre avuto un certo interesse per la sicurezza. Ho messo inferriate e allarme prima ancora di comprare i mobili della sala. Ma tutto è cominciato davvero nel 2004, quando ho visto le immagini dell’uragano Katrina in TV – ricorda l’uomo dal fisico asciutto e atletico – sono rimasto molto impressionato dalle bande di criminali che razziavano negozi e case e dal fatto che l’allora presidente Bush avesse dovuto schierare la guardia nazionale e istituire la legge marziale. Così ho capito che c’era bisogno di prepararsi a un’eventualità del genere”.

In un armadio poco distante Danilo tiene le scorte alimentari che, secondo i suoi calcoli, dovrebbero permettere alla sua famiglia di sopravvivere circa un mese senza doversi approvvigionare all’esterno. “Un supermercato medio ha un ciclo di approvvigionamento di circa una settimana. Senza rifornimenti si svuoterebbe in una manciata di giorni – spiega il prepper, mostrando la selezione di cibo liofilizzato e in scatola ordinatamente impilato – Ho un foglio excel in cui tengo conto delle scorte e delle date di scadenza, in modo da sapere quando devo sostituire le confezioni. Per l’acqua ho quattro serbatoi che rinnovo regolarmente”.

Chi si affaccia a questo mondo per la prima volta, generalmente lo fa tramite forum e pagine Facebook dedicate, dove gli utenti si scambiano indicazioni sulle migliori marche di cibo liofilizzato a lunghissima conservazione, sui metodi per immagazzinare al meglio risorse o quali sono gli oggetti a cui non si può rinunciare in caso di crisi.

“Fossi un terrorista dell’ISIS progetterei un attacco alla griglia elettrica, per dirne una, mettendo in ginocchio intere città. Pensa anche solo all’utilità di una candela che può far luce per dieci ore nell’eventualità di un blackout di giorni – spiega mostrando quattro scatole di plastica colme di bombolette di gas da campeggio, articoli di micro-igiene personale, metri spago, scotch resistente e diversi Maglite (tubi di plastica che se piegati producono luce) – anche soluzioni semplici fanno la differenza”.
In un armadietto blindato e ancorato al muro, Danilo detiene diverse armi da fuoco. “Per prepararmi al momento del bisogno – spiega l’uomo – Bisogna anche saper difendere le proprie risorse”.

L’esistenza di un prepper non è semplice: c’è chi guarda con diffidenza questa sottocultura. La famiglia di Danilo, dubbiosa in principio, ha imparato a riconoscere il merito dell’accumulo preventivo di risorse. “Mia moglie era incerta all’inizio – spiega – poi ha visto che eventi catastrofici possono accadere. Altri quando spiego cosa fai mi guardano come un extraterrestre. Ma se riesco a portare anche solo un po’ di consapevolezza e far pensare all’eventualità che le crisi possano succedere, allora è un bene”.

L’articolo che avete appena letto è stato pubblicato su ComoZero settimanale, in distribuzione ogni venerdì e sabato in tutta la città: qui la mappa dei totem.

  1. Comino

    Invasato. E mi fa paura il fatto che si prepari non con un bunker ma con mitra e pistola.

    • Non c’è da preoccuparsi. Gli “alieni” lo prenderanno per fame dopo circa 40gg di assedio.
      Molto più pericoloso vederli circolare armati in cerca di minacciosi “alieni”….

      • Comino

        Ma no, prima di 40 giorni: sommosse, guerre o alieni, basta fare una puzzetta per stanarlo.

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