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Plastic, il mito di Milano ora è un Killer gourmet. Cuore di Masterchef, anima comasca

Se si dice Plastic, non c’è ‘ragazzo’ degli anni Ottanta che non se lo ricordi: dentro Andy Warhol, Elton John, Prince, Madonna, Freddie Mercury, Grace Jones, Keith Haring e fuori, in fila, i comuni mortali con la certezza, quasi assoluta, di non riuscire a entrare.

Dal 1980 al 2012 la discoteca al 120 di viale Umbria ha dettato mode e tendenze tra post punk, dark glam e gay friendly e, che piaccia oppure no, ha segnato un’epoca tanto da guadagnarsi, nel 2009, anche la massima onorificenza milanese: l’Ambrogino d’oro.

Follia anche solo pensare di riaprirne i battenti: i miti non si toccano, al limite si citano sfiorandoli appena in silenzioso rispetto.

È con questo spirito che a novembre qui ha aperto un nuovo locale, non una discoteca ma un ristorante che, già dal nome, racconta chi è e chi vuole diventare: Killer (citazione – per pochi – di Killer Plastico, il nome che il mito delle notti milanesi aveva scelto negli ultimi anni di attività).

Anima uguale ma pelle diversa, come racconta Andrea Marconetti, finalista della seconda memorabile edizione di Masterchef e ormai chef affermato, che poco più di un mese fa l’ha inaugurato insieme ad altri quattro soci: “Abbiamo citato lo stile pop, con le pareti scure e i neon colorati ma il Killer è una cosa diversa, è un ristorante con un format particolare che rompe gli schemi predefiniti primo-secondo-contorno con piatti da scegliere e condividere in maniera inconsueta. In questo, forse, siamo un po’ come il Plastic che rompeva gli schemi, ma noi lo facciamo a modo nostro, con il cibo”.

Food kills love, recita un neon all’interno del locale: tutto un programma, ma con un retroscena.

”È vero, il cibo qui è come un killer che domina su tutto, anche sull’amore ma – svela lo chef ridendo – anche se alla fine è proprio così, questa è la classica supercazzola che mi sono inventato dopo che, per un imprevisto tecnico, le scritte sono rimaste fisse invece di accendersi in maniera casuale. Però rispecchia davvero lo spirito di questo locale”.

Uno spirito innovativo e attentissimo alla qualità e ai dettagli che, in parte, nasce anche nel comasco, ragione per cui – nostalgie a parte – ne parliamo.

È di Lomazzo, infatti, CIFA, l’azienda di forniture alberghiere che ha collaborato con Andrea Marconetti e i suoi soci per dare un’anima speciale al Killer, come racconta il vicepresidente Angelo Fanfarillo: “La nostra azienda è stata partner di diverse edizioni di Masterchef e così abbiamo conosciuto Andrea che ha pensato a noi quando si è trattato di scegliere i dettagli per il suo nuovo locale”.

Poteva un ristorante nato sulle ceneri del Plastic accontentarsi di quello che hanno tutti? Ovviamente no.

“Accanto alla linea standard, abbiamo anche una produzione artigianale di articoli modellati a mano per soddisfare tutte le esigenze dei clienti – spiega Fanfarillo – per il Killer abbiamo studiato una ceramica diversa per ogni portata e una linea personalizzata di posate in un bagno d’oro”.

Mica un Killer qualsiasi, questo.

L’articolo che avete appena letto è stato pubblicato su ComoZero settimanale, in distribuzione ogni venerdì e sabato in tutta la città: qui la mappa dei totem.

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