Politica

Como Acqua, Orsenigo: “Dimissioni cda? No a forzature e veti. Fermi rispetti i sindaci”

“Se fossi in Fermi, innanzitutto rispetterei tutti i sindaci compresi anche coloro che non per forza si riconoscono o appartengono a partiti. E quindi, in ultima analisi, rispetterei l’autonomia dell’intera assemblea dei soci di Como Acqua. Poi, smetterei di porre veti o fare forzature per le dimissioni del cda e allora a quel punto come Pd saremo disposti a sederci a un tavolo paritetico e parlare anche di una eventuale rivisitazione del cda, con modi e tempistiche ragionevoli”.

Sulla vicenda Como Acqua, Angelo Orsenigo, sindaco di Figino Serenza nonché consigliere regionale e segretario provinciale del Pd, replica a tono all’intervista del suo omologo in Forza Italia. Fermi, ieri era stato netto: alla luce della revisione della perizia sul valore delle società che confluiranno nel nuovo soggetto – con la famosa di differenza in ribasso per 30 milioni – ha chiesto senza grandi sfumature le dimissioni del consiglio di amministrazione di Como Acqua (i cui componenti Piergiacomo Micalef, Paola Sala e Andrea Livio sono tutti di area Pd). “C’era un accordo con il Pd ma non è accaduto nulla. Spero non costringano – aveva aggiunto il coordinatore di Forza Italia – alla mozione di sfiducia”.

“Ogni socio di qualsiasi società può chiedere le dimissioni del Cda e ogni Cda è libero di presentarle – ribatte secco Orsenigo – tuttavia, le dimissioni, chieste o presentate, devono sempre essere motivate. Le motivazioni portate a sostegno della richiesta di dimissioni attengono a dei presunti errori nei valori delle perizie utilizzate per la predisposizione del progetto di fusione. Ma probabilmente il consigliere Fermi non ha letto la Relazione della cosiddetta seconda perizia”.

Secondo il consigliere regionale del Pd, infatti, “gli stessi professionisti estensori della Relazione hanno chiaramente affermato che gli scostamenti finali sono in gran parte dovuti a differenze tecniche legate alle applicazioni dei metodi di calcolo e alla difficoltà oggettiva nel raggiungere una perfetta omogeneità, il che esclude categoricamente e del tutto che le perizie originarie fossero sbagliate, come sostiene qualcuno. Vedo però che su questo equivoco qualcuno gioca palesemente. Gli stessi professionisti intervenuti nel corso dell’Assemblea dei soci dello scorso 24 aprile – aggiunge Orsenigo – hanno evidenziato che la formula utilizzata dai periti tecnici per determinare il valore delle immobilizzazioni è suscettibile di interpretazioni”.

L’esponente dem attacca a spron battuto: “Forse il consigliere Fermi non ricorda che le perizie sono state predisposte da professionisti incaricati dalle società (SOT) interessate dal processo di fusione e non dal cda di Como Acqua; che il progetto di fusione è stato predisposto dall’Advisor (PWC) incaricata dall’Ufficio d’Ambito e non dal Cda di Como Acqua; che l’attuale C.d.A. di Como Acqua è stato nominato il 27 dicembre 2017 e si è insediato solo nel marzo dello stesso anno, quando il percorso di fusione era già stato avviato dal precedente C.d.A. da oltre sei mesi (luglio 2016); che l’attuale Cda ha ereditato un percorso già avviato e ha cercato di portarlo a conclusione entro i termini previsti dal codice civile; che i professionisti che hanno predisposto la Relazione di verifica, la cosiddetta “seconda perizia”, sono stati incaricati dal C.d.A. di Como Acqua proprio per fugare i dubbi emersi e segnalati dai soci; che le criticità rilevate attengono al valore economico utilizzato per determinare il rapporto di concambio mentre non hanno impatto alcuno sulle tariffe, diversamente da quanto affermato a più riprese in modo pretestuoso da alcuni sindaci; che le perizie dei tecnici incaricati non hanno né incrementato né diminuito i valori contabili delle immobilizzazioni delle società, che transiteranno nel patrimonio di Como Acqua esattamente con il medesimo valore risultante dal bilancio d’esercizio utilizzato per predisporre il progetto di fusione; e da ultimo, sin dalla sua costituzione, la Commissione per il controllo analogo (quindi espressione dell’intera Assemblea) è stata sempre informata di ogni decisione assunta dal Cda in merito alla fusione, segno di una assoluta trasparenza dell’operato dell’attuale Cda”.

“Le domande a cui la politica deve rispondere – osserva ancora Orsenigo – sono: si vuole dare anche alla Provincia di Como – ultima e unica fra le provincie lombarde rimaste – una società di gestione del servizio idrico? Si vuole superare l’attuale frammentazione delle gestioni (12 società pubbliche, oltre 90 gestioni comunali)? Si vuole dare avvio a tutti quegli investimenti previsti nel Piano d’Ambito, di cui il nostro territorio ha urgente bisogno?”.

Alessandro Fermi

“La società esiste e si chiama Como Acqua s.r.l. – è la perentoria conclusione del segretario provinciale Pd – Il Cda di Como Acqua esiste ed è stato legittimamente nominato. Come attestato anche dalla relazione dei professionisti, nessuna responsabilità può essere attribuita al Cda di Como Acqua per le accertate disomogeneità dei valori economici. Pertanto, mi pare non sussistano le giuste motivazioni per chiedere o per rassegnare le dimissioni dell’attuale Cda. Il consigliere Fermi dovrebbe circostanziare meglio le richieste di dimissioni del Cda, così da consentire all’Assemblea dei soci di verificarne la fondatezza, oltre ad accertare a quale organo societario (Cda, collegio sindacale o direttore) competono le effettive e concrete responsabilità”.

  1. Armando

    Leggo avidamente l’atto di difesa del Cons. Orsenigo e ravvedo ( stante il suo pensiero) che il CDA insediato non ha colpe…perché società esterne hanno utilizzato metodi di calcolo e algoritmi differenti per raggiungere il valore; mi chiedo:
    Serve il CDA ? Per quale strano motivo si è pensato di nominare e formare un consiglio ( che dovrebbe verificare e fare gli interessi dell’azienda e cittadini dato che è di nomina politica) ?
    Il Cons. Orsenigo potrebbe chiedere il ristoro delle fatture emesse dai tecnici incaricati?
    La discrepanza 30 da paura !
    Fermi ha ragione! È il CDA che deve rispondere ai cittadini !

Commenta

la tua mail non sarà pubblicata