Politica

Il discorso “segreto” di Fermi: “Dico no ad altre offerte. Io e Como, il diritto di essere in giunta”

Le cose migliori avvengono sempre quando i riflettori sono spenti. E infatti, così è andata anche sabato sera al Castello di Casiglio, dove – al di là delle diplomazie raccolte qui o da altri colleghi altrove – è rimbombato il primo, vero ruggito di Alessandro Fermi dal 4 marzo a oggi. Ed è rimbombato volutamente in una sede conviviale e senza taccuini spianati. Noi però possiamo riferire integralmente e testualmente le affermazioni fatte dal supervotatissimo di Forza Italia alle scorse regionali, che a questo punto segnano apertamente la rivendicazione di un assessorato per Como – e dunque, in virtù delle oltre 8.600 preferenze raccolte – per egli stesso.

La premessa è quella ormai nota: a oggi, i rumors milanesi più o meno attendibili sulla composizione della nuova giunta guidata da Attilio Fontana parlando di un esecutivo a 16 o 14 assessori, con i forzisti oscillanti tra 5 e 6 posti (di cui almeno una o due donne), la Lega tra i 7 e gli 8, uno o due a Fratelli d’Italia e (se si andasse al formato extralarge) uno potenziale per “Noi con l’Italia”, nonostante il microscopico 1,2% uscito dalle urne.

Ebbene, come evidente, in questo quadro Como sarebbe ancora esclusa – per l’ennesima legislatura – dalla stanza del potere, tanto che a Fermi è stato offerto soltanto un posto di pura consolazione: la presidenza del consiglio regionale, scranno sì di prestigio ma nulla a che vedere con la capacità di incidere (e di spendere) dall’interno della giunta. Molti osservatori, comunque, hanno comunque ormai incasellato Fermi in quel “piano B”. Ma lui accetterà? Stando a quanto dichiarato sabato a Erba davanti ai suoi sostenitori giunti a festeggiare “mister 8.600”, no. E se è vero che la politica ha abituato anche a clamorose posizioni rimangiate e rigurgitate, un’inversione a “U” di tale portata da ora in poi per Fermi diventerebbe come minimo pericolosa.

Ma vediamo cosa ha testualmente detto il coordinatore azzurro, scenograficamente salito pure su una cassa per spiccare sull’entusiasta uditorio.Dopo i classici ringraziamenti a profusione per tutti i suoi sostenitori, Fermi è andato al dunque. Ne riportiamo i passaggi centrali, in maniera letterale.

“Considerate che se proporzioniamo il numero di abitanti del mio collegio e quelli degli altri, io sono nettamente, ma nettamente, il più votato di qualsiasi schieramento politico. E’ questo per me è un mandato che voi mi avete dato. Ora ci aspetta una sfida importante. La provincia di Como da troppi anni non ha una rappresentanza in giunta regionale. Sono stati giorni di discussioni e valutazioni, ma io devo dire una cosa rispetto al fatto che il territorio comasco non ha una rappresentanza in giunta regionale da oltre 13 anni, rispetto al risultato che ha ottenuto questo gruppo che mi ha sostenuto e al risultato che abbiamo avuto: il solo fatto di discutere se Como meriti o meno una rappresentanza in giunta regionale mi pare una cosa assurda. Mi hanno offerto la presidenza del consiglio regionale che è una carica molto bella e importante e che fa onore a chi la rappresenta perché è la seconda dopo quella della presidenza. Ma io questa offerta l’ho declinata perché credo che la provincia di Como, i tanti amministratori, i tanti cittadini meritino un approccio esecutivo che vuol dire poter incidere sul territorio, poter fare qualcosa sul territorio. E la partita non è chiusa, io ce la metterò tutta, faremo quello che possiamo fare per poter raggiungere l’obiettivo e rappresentare la provincia di Como nella giunta regionale con un ruolo che sia dignitoso per il territorio e per quello che voi avete fatto per me in questo mese di campagna elettorale. Una delle cose che mi ha più fatto piacere è che ho ricevuto preferenze in tutte i paesi della provincia di Como, questo vuol dire che non ho considerato Erba come la mia casa ma tutta la comunità comasca”.

Insomma, sebbene “in segreto”, per modo dire, Fermi riparte da Casiglio: no alla presidenza del consiglio regionale, sì alla guerra all’ultimo sangue per entrare in giunta.
Si riparte da qui.

  1. andrea

    Si bè Fermi ha poco da fare discorsi e di piangere miseria per il territorio, poteva magari pensarci prima quando era evidentemente seduto ai vari tavoli di “trattativa” del suo partito per le “spartizioni” pre elettorali in qualità di responsabile provinciale di FI e non ha minimamente fatto valere e tenere in considerazione la provincia di Como.
    Fermi, quanti senatori comaschi di FI ci saranno al senato? Fermi, quanti Onorevoli di FI ci saranno alla Camera?
    Chi è causa del suo male pianga se stesso.

  2. Carlo Faromi

    Carlo
    è innegabile che il territorio comasco debba essere rappresentato degnamente in Regione, ma è anche vero che Fermi sia più interessato al proprio prestigio personale che a quello del territorio. Certo si prodiga per i grandi temi, Tremezzina, Zona Economica Speciale, ecc, e questi sono temi di grande visibilità , poco o nulla si preoccupa dei piccoli problemi del territorio , quelli importanti per gli amministratori dei piccoli paesi che comunque si spendono per portargli voti .
    Finito il momento in cui sei importante per lui , perchè ha bisogno di voti, poi non lo vedi più. A senso ?

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