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Villa Erba, lo stop di Fratelli d’Italia. Molinari: “Così è solo un regalo ai privati”

Arriva un altolà deciso al percorso di privatizzazione di Villa Erba. E’ il segretario provinciale di Fratelli d’Italia, Stefano Molinari, a tirare il freno su un iter che proprio in queste ore sta vivendo i passaggi decisivi.

Cernobbio polo espositivo di Villa Erba Ph© Carlo Pozzoni FotoEditore

La questione, in sintesi, è nota: dopo 30 anni, attraverso una modifica allo statuto di Villa Erba fortemente sostenuta dal presidente Filippo Arcioni (qui la sua intervista), la società potrebbe aprire le porte all’ingresso d un nuovo socio privato con contestuale e massiccio aumento di capitale.

Con un doppio risultato automatico: far scendere i soci pubblici (Comuni di Como e Cernobbio, Provincia e Camera di Commercio) sotto il 50% nella compagine e consegnare di fatto il controllo totale della gestione ai privati, a loro volta destinati a salire sopra il 50%.

Una strada che non piace affatto al partito di Giorgia Meloni.
“Una premessa è d’obbligo – precisa subito Molinari – Noi non siamo affatto contrari in maniera preconcetta a una gestione privata di Villa Erba. Non vi è preclusione su questo punto, anche per il settore specifico in cui opera la struttura che non riveste un carattere di priorità assoluta per i soci pubblici. Ma un conto è non essere contrari a una prospettiva generale, un altro è il percorso scelto per arrivare al cambiamento. Su quello abbiamo forti perplessità”.

Il timore, anzi la certezza espressa da Fratelli d’Italia è che permettendo l’ingresso a un nuovo socio privato tramite il semplice meccanismo dell’aumento di capitale, si regali letteralmente Villa Erba. Senza che peraltro ai soci pubblici – a quel punto privati del controllo – torni alcun beneficio, in particolare economico.

“D’altronde sarebbe esattamente così – conferma Molinari – Con la strada scelta adesso i soci pubblici verrebbero ridotti alla minoranza. Nello stesso tempo, questo avverrebbe con un meccanismo che non prevede alcun ritorno. L’aumento di capitale a opera di un nuovo socio fa semplicemente abbassare le quote rispettive dei soci pubblici nella società”.

“Dunque a quel punto – aggiunge Molinari – avremmo il totale controllo privato di Villa Erba tramite la nuova maggioranza e i soci pubblici senza alcun beneficio effettivo. Non incasserebbero un solo centesimo. Un po’ troppo, così si regala Villa Erba, per di più dopo i milioni e milioni messi dai soci pubblici nella struttura in tutti questi anni tra realizzazione, debiti, mutui e investimenti. E con una gestione privata fallimentare. Una beffa, tenendo anche conto che tutto questo accadrebbe alla vigilia di un possibile bilancio in attivo nel 2019 dopo anni di passivi anche enormi. Infine va considerato che con un paio di eventuali e ulteriori aumenti di capitale, la quota dei soci pubblici finirebbe per scomparire o quasi”.

Dunque, ecco la proposta alternativa. “Secondo noi – afferma il segretario provinciale di Fratelli d’Italia – si dovrebbe innanzitutto avere una valutazione precisa del valore della società. E poi vendere le quote pubbliche, metterle sul mercato per ottenere un ritorno economico rispetto alla perdita della maggioranza. Così l’operazione sarebbe più equa ed equilibrata, a vantaggio degli enti pubblici e in fin dei conti dei cittadini stessi”.

Camera di Commercio, Provincia (a maggioranza di centrosinistra, oggi il probabile voto sul nuovo statuto) e Comune di Cernobbio (guidato dal civico-moderato Matteo Monti, voto entro una decina di giorni) hanno però già annunciato i propri sì alla privatizzazione come impostata finora.

E a Como, dove Fratelli d’Italia ha 4 consiglieri comunali in maggioranza e un assessore in giunta, che accadrà?
“Vedremo. Noi abbiamo posto la questione a chi di dovere – ribadisce Molinari – Ora la rilanciamo con convinzione. Attendiamo risposte precise, poi valuteremo come comportarci”.

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