Politica

Vitalizi, la riforma Fico mette in ginocchio gli anziani. Accolto (anche) il ricorso del’ex sindaco Renzo Pigni

Come ha ampiamente raccontato Repubblica in queste ore il “colpo di piccone” alla riforma dei vitalizi ha avuto i primi effetti. Il Consiglio di giurisdizione di Montecitorio infatti ha accolto quattro ricorsi di altrettanti ex parlamentari (o delle loro vedove). Così è stata sospesa l’efficacia della sforbiciata voluta dalla Riforma Fico. Il pasticcio? Aver confuso (o ignorato) la differenza di calcolo fra base retributiva e contributiva. Così pagano quasi solo i parlamentari più anziani (o le loro vedove). Andiamo con ordine.

(Copertina Ph: ©EcoInformazioni, che ringraziamo per la gentile concessione)

Ph: ©EcoInformazioni

I protagonisti avevano visto crollare l’assegno fino al 57% di quanto percepito fino al varo del provvedimento. Il caso principe è quello di Ursula Soergel, milanese vedova del parlamentare Pci Carlo Olmini, scomparso nel ’74. La donna per anni ha ricevuto una pensione di quasi 1.970 euro netti che avviato il nuovo dispositivo – 19 gennaio 2019 – sarebbero crollati sotto i mille. Spiega Repubblica “ne spende, solo per la badante che l’assiste 24 ore su 24, 2mila, tra retribuzione, contribuzione e vitto”.

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A rappresentare la vedova Olmini l’avvocato Felice Besostri che ha evidenziato come la sopravvivenza della donna sarebbe stata minata. Così il Collegio ha accolto la richiesta di sospensiva. Decisione di merito il 13 febbraio. Altri tre i casi con situazioni molto simili con il vitalizio che, falcidiato, coprirebbe (forse e appena) le spese mediche degli ex deputati.

Tra questi anche quello dell’ex sindaco e partigiano comasco Renzo Pigni (qui la bioinfo di Wikipedia), 93 anni, deputato socialista dal 1953 al 1968, poi del Psiup fino al ’72.

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Sono 1.265 gli ex parlamentari che hanno presentato ricorso. La tesi di fondo è una, l’effetto paradosso: la riforma non intacca l’assegno di chi è andato in pensione negli ultimi anni ma penalizza i vecchi deputati. Quanti sono stati in parlamento tra gli anni ’60 e ’70, quando il vitalizio era calcolato (per lo più) su base retributiva. La riforma Fico rivede il vitalizio in un ricalcolo di tipo contributivo.

Tra i ricorrenti quasi 200 hanno chiesto di congelare immediatamente il nuovo regime. E, spiega sempre Repubblica: “Lo stesso Ufficio di presidenza aveva previsto una clausola con la quale si diceva pronto a tornare sui propri passi se gli effetti fossero risultati eccessivamente penalizzanti. In quattro casi è così, ha accertato ora il Consiglio di giurisdizione. In due casi il collegio dei questori ha gia invitato l’Ufficio di presidenza a rivedere in via definitiva la delibera”.

In effetti vedersi dimezzata la pensione a 90 e più anni, senza poter arrivare a fine mese, è un rischio drammatico per chi, fatalmente, non può avere altre forme di reddito.

  1. Ernesto Omodei

    Per l’amor di Dio!
    È giusto il ragionamento,ma sapete quanti anziani sono in queste condizioni?
    Altro che badante, non riescono quasi a mangiare!

  2. Questi signori hanno goduto di troppi privilegi,la vedova ha percepito una pensione che se fosse stata di un operaio le sarebbe stata decurtata, perciò di cosa parlate?Io ho lavorato 37 anni ne ho 58,ho perso il lavoro per la crisi ed ho un cancro,percepisco 830€di pensione, perciò tacete tanto non intenerire nessuno.

  3. Maria Gabriella Carotenuto

    Qual’è la differenza tra uomini della stessa specie? In Italia la maggior parte dei pensionati nn percepisce un reddito dignitoso anche dopo 40 anni di lavoro. Qui il problema è come pagare una badante? L’uomo ha problemi diversi….e cioè come mangiare e sopravvivere…

  4. Marco

    Ma di cosa parliamo? Deputati e senatori tra gli anni 60 e 70……..una vita da nababbi, privilegi a destra e manca e chissà cos’altro, e dobbiamo stare a crearci il problema che “la signora” dell’onorevole, non può pagare la badante che provvede ad assisterla? Tanti sono gli anziani che vivono in un stato di indigenza, eppure di quelli non gliene frega niente a nessuno! Queste signore, mogli di onorevoli e quant’altro, avranno pure una famiglia, dei figli che sicuramente non faranno né gli operai, né tanto meno lavori usuranti e poco retribuiti. E allora che siano loro a questo punto ad aiutare, per modo di dire, come facciamo del resto noi, comuni mortali per i nostri genitori.

  5. Stefania

    Troppi italiani anziani e meno anziani, non si possono permettere cure mediche e non arrivano a fine mese e neanche a 1000€ al mese, hanno goduto per anni di privilegi assurdi e vissuto come parassiti cercando sulla povera gente, ora è giusto che con questa riforma gli finisca tutto ciò, si adeguino e se non ce la fanno andassero alla Caritas come migliaia di italiani

  6. Certo che i passi indietro li fanno solo per chi è stato la rovina della popolazione .
    Ho combattuto e combatto ancora il cancro da 22 anni.
    All’inizio dell’anno 1997,facevo la
    Chemio al mattino , lavoro il pomeriggio perché come artigiano non ho avuto il diritto alla invalidità ( solo 70%).
    Dovevo mantenere la famiglia e far studiare i miei figli.
    Sono in pensione e percepisco 709 € al mese .

  7. Gabriele

    Chissà perché le vostre notizie sulle malefatte dei 5 stelle riguardano sempre le ingiustizie contro qualche ricco e agiato comunista. La maggioranza degli italiani, per fortuna, non la pensa come i vostri giornalisti. Buon Anno e fatevene una ragione … l’Italia è cambiata:))

  8. Marilù

    Concordo pienamente con Stefano e Omodei. Noi ex lavoratori siamo andati in pensione con il sistema contributivo, la nostra pensione non è mai stata rivalutata dai vari governi che si sono succeduti e non c’è nessun “avvocato” che ci difende. Ma sicuramente non abbiamo problemi a guardarci allo specchio e abbiamo saputo mantenere integra la nostra dignità anche se ogni giorno dobbiamo tirare la cinghia.

    • giorgio

      Lei andata in pensione col sistema contributivo?
      Davvero una rarità, visto che il contributivo è stato introdotto solamente 23 anni fa.

  9. Che scandalo !! Vogliono decurtare pensioni stratosferiche agli ex parlamentari delle passate legislature.
    ERA ORA. FINALMENTE.
    Di abusi e malefatte ne abbiamo subite anche troppe. BASTA.
    Pensate anche a un pensionato del pubblico impiego.
    42 anni di lavoro e il TFR? Quando?
    Dopo 3 anni.
    Grazie Brunetta.
    Grazie Monti.

  10. Siano Italiani come gli altri connazionali che si vedono costretti a convivere con pensioni da fame e spesso con malattie croniche, aiutati il più delle volte dall’impegno dei figli e se esiste, dell’indennità di accompagnamento.
    Non ritengo giusto nessun trattamento di favore per chi ha beneficiato, per lungo tempo, di vitalizi spropositati.
    Dura lex sed l’ex.

  11. Libero

    Si, l’Italia è cambiata, ora è governata da una ciurma di populisti, arrabbiati,invidiosi e incapaci,basta avere un po’ di pazienza,ne sono passati tanti passeranno anche questi…

  12. Occhio. Molti di loro erano partigiani o vedove di partigiani.Stiamo attenti ad esprimere giudizi. A me questo clima di giustizialismo proprio non piace.

  13. Francesca

    Buonasera leggo inoltre che parlano solo degli ’60 e ’70 , il resto ? Spero lo facciano anche per gli altri , li le pensioni e i vitalizio da tagliare sono di più.

  14. Sicuramente ci sono le pensioni dei parlamentari, quelle dei mega dirigenti….ma quelle di chi è andato in pensione dopo 16anni e 6 mesi di lavoro? O chi con il calcolo “retributivo” è andato in pensione a 50anni con il 70% dello stipendio? O chi dopo non aver pagato le tasse e i contributi per una vita ha l’adeguamento alla minima? Io andrò in pensione a 68anni (forse), con 41anni di contributi e con 66% dell’ultima retribuzione. Se dobbiamo guardare i privilegiati facciamolo seriamente guardando tutti i privilegi….anche della maggioranza degli elettori. Per intendersi, chi è senza peccato scagli la prima pietra!!

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